Con un obiettivo ben definito

Numerose fonti statunitensi confermano come Amazon stia discretamente lavorando alla costruzione di un business radiofonico che potrebbe rappresentare un rischio rilevante per il classico modello delle tradizionali emittenti.
Si tratta di Project Mic, un insieme di iniziative sul fronte della distribuzione audio e della creazione dei contenuti con un focus specifico sull’ascolto in mobilità, notoriamente uno dei principali asset rimasto in mano ad un media ormai privo di terminali dedicati al di fuori dell’autovettura privata.

Effetto Amazon

Quasi superfluo ricordarlo: Amazon ha in passato rivoluzionato gli equilibri nel settore retail con l’utilizzo del web e la sua logistica integrata, in quello dell’editoria con i suoi eBook e soprattutto ha inventato l’intera categoria degli smart speaker presentando nel marzo 2014 il primo Amazon Echo.

Un pazzo altoparlante che vi parla

Ricordiamo come fosse ieri il titolo di The Verge, “Amazon sorprende tutti con un pazzo altoparlante che vi parla“: il termine smart speaker non era ancora stato inventato.
Non è dunque il caso di sottovalutare l’impatto che l’azienda fondata da Jeff Bezos potrebbe avere nel mondo radiofonico, ancora alla ricerca del modello migliore per re-inventarsi in un mondo dominato da app e servizi online.

Project Mic

Da quanto riportato da The Verge (unica pubblicazione ad aver potuto vedere un prototipo del servizio), la parte live di Mic è suddivisa in quattro aree: musica, cultura popolare (qualunque cosa questo possa significare), talk e sport. Sono ovviamente presenti anche contenuti on-demand tramite l’accesso alla piattaforma di podcasting. Il servizio dovrebbe utilizzare i classici meccanismi dei social (quali i canali trending identificati tramite #hashtag e le funzioni di ricerca avanzata) pur senza essere in sé un social network.

App dedicate

Dovrebbero vedere presto la luce alcune app dedicate e pare probabile l’inserimento delle funzionalità audio anche nella piattaforma Twitch (anch’essa di proprietà Amazon). Secondo Axios, che ha per prima riportato la notizia, Amazon starebbe trattando con le principali etichette discografiche per poter trasmettere tramite Mic importanti eventi e concerti musicali live.

Non solo app

Come detto il servizio non sarà disponibile solo tramite le app dedicate. Uno dei target di Amazon è infatti l’utilizzo in mobilità, dove risultano essenziali le sofisticate funzionalità di riconoscimento vocale offerte da Alexa. Gli analisti ipotizzano infine l’integrazione di funzionalità simili a quelle offerte da Clubhouse. In merito notiamo come già oggi in Italia esistono su Clubhouse svariate stanze con un formato decisamente radiofonico, dove la vera differenza rispetto al classico modello broadcast è quella che potremmo definire conduzione distribuita.

Personalità

Altro punto notevole: secondo The Verge per lanciare il servizio Amazon pensa di arruolare direttamente importanti personalità radiofoniche da affiancare a giovani creators. Questo dovrebbe permettere di offrire fin da subito contenuti originali di qualità broadcast (mossa in parte simile a quella di Apple quando per lanciare Beats 1 sottrasse Zane Lowe alla BBC).

Dominare l’auto rimpiazzando la radio

In conclusione, Amazon pare essere interessata a replicare, ripensare e rimpiazzare il classico modello dei contenuti ideati per la distribuzione audio broadcast a cui siamo abituati da decenni: qualcosa a cui prestare molta attenzione.

In collaborazione con: newslinet.com

Apertura ai nuovi entranti

Bando LCN nazionali: chiariti alcuni punti controversi. Il 22/10/2021 scade il termine per la presentazione delle domande per le attribuzioni LCN nazionali, cioè le numerazioni automatiche dei canali sul telecomando con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro. In prossimità della scadenza il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato una serie di FAQ.

Il bando LCN nazionali

Come noto, con comunicazione in data 07/10/2021 sul sito istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato pubblicato l’Avviso Pubblico relativo alla Procedura per l’attribuzione della numerazione automatica dei canali (LCN) con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro.

Chi può ambire alle attribuzioni LCN nazionali

Possono partecipare alla suddetta procedura tutti i soggetti già abilitati alla fornitura di servizi di media audiovisivi in tecnica digitale terrestre, anche stabiliti in uno Stato appartenente all’Unione europea o in uno Stato parte della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla televisione transfrontaliera, con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro.

Le FAQ

“Su un complesso di sei FAQ pubblicate, quattro sono riferite a quesiti avanzati da Consultmedia“, spiega l’avv. Stefano Cionini, rainmaker di MCL Avvocati Associati, law firm che cura in esclusiva l’Area Affari Legali di Consultmedia.

Pluriassegnatario

“Per esempio, con la risposta n. 3 il dicastero ha chiarito che è considerato valido sia il caso di un soggetto titolare di più autorizzazioni FSMA in ambito nazionale che compili un’unica domanda inserendo tutti i marchi al suo interno, che quello di chi formi tante domande quante sono le autorizzazioni possedute“, prosegue l’avvocato.

Ordine, prego

“Rispondendo ad un altro nostro quesito (con la FAQ n. 4), il Mise ha chiarito che nel caso di un soggetto che intenda richiedere un LCN diverso da quello di cui è già titolare, l’ordine di preferenza deve essere indicato prima con l’LCN di cui si è titolari seguito dalla numerazione di interesse”, sottolinea Cionini.

Le conseguenze della richiesta di cambio di numerazione

“Estremamente rilevante è poi la FAQ n. 5, in esito al quesito da noi avanzato per il caso in cui più soggetti partecipanti, oltre a chiedere la conferma del LCN attuale, esprimano la preferenza per una diversa numerazione automatica. In tal caso, ci siamo chiesti, se non si dovesse risultare assegnatari di detta numerazione, quali sarebbero le conseguenze. Ebbene, il Mise ha chiarito che le numerazioni attualmente in uso vengono confermate, in caso di richiesta di una nuova numerazione vale quanto previsto dalla delibera AGCOM 116/21/CONS, scongiurando l’ipotesi (ancorché remota) di una esclusione”, puntualizza il legale.

Nuovi entranti

“Altrettanto importante, infine, è l’assenso fornito dal Mise all’ammissione di soggetti nuovi entranti, ossia coloro che abbiano presentato domanda per l’ottenimento dell’autorizzazione FSMA in ambito nazionale, nelle more della pubblicazione dell’Avviso Pubblico e che non siano ancora titolari di alcuna numerazione LCN. In tale prospettazione, il Mise ha chiarito (FAQ n. 6) che i nuovi entranti devono registrare l’istanza presentata e allegare la documentazione”, rimarca l’avvocato.

Orientamenti

“Peraltro, con l’occasione sono stati da noi definiti altri punti storicamente controversi a riguardo della numerazione automatica dei canali di caratura nazionale, sulla base di orientamenti di giurisprudenza dottrinale e giudiziale (per esempio sui generi di programmazione) che abbiamo fornito alla clientela nell’ambito del consueto service di assistenza”, ha concluso l’avv. Cionini.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

Merito di una strategia globale e della mania per l’analisi dei dati

Si è molto parlato in queste settimane dell’inaspettato successo della serie Squid Game, un survival game nel quale i giocatori, confinati in una location misteriosa, si contendono il premio finale di 38 milioni di dollari e dove chi perde è condannato a perdere anche la vita. Quello che neppure gli analisti si aspettavano era, però, l’effetto di rilancio per tutti gli elementi che contano: +4,4 milioni di abbonati (contro un’aspettativa di 3,8) e 7.48 miliardi di ricavi sul quarter. Eppure gli indizi c’erano tutti: come da consuetudine Netflix aveva pubblicamente celebrato il successo della serie con il consueto indicatore, 111 milioni di spettatori raggiunti in meno di quattro settimane. A titolo di paragone, il record precedente era detenuto da Brigerton con 82 milioni di spettatori nei primi 28 giorni.

Out of Los Angeles

Un documento riservato di Netflix, reso pubblico il 17 ottobre 2021 da Bloomberg, ci permette di approfondire alcuni importanti indicatori sui quali l’OTT valuta le proprie produzioni e di fare qualche considerazione su una strategia dei contenuti non Los-Angeles-centrica.

Squid Game

Sarebbe facile liquidare Squid Game come una sorta di colpo di fortuna dell’OTT, un successo una tantum dovuto all’eccentricità della sceneggiatura che ha trasformato il titolo in un classico fenomeno virale. Ma sarebbe un errore. Si tratta, piuttosto, del frutto di una strategia impostata da anni, quella di investire seriamente anche nei contenuti di flavour e lingua straniera dal punto di vista statunitense.

Netflix.kr

Nella sola Corea del sud Netflix ha speso più di un miliardo di dollari nella produzione di numerosi titoli, ottenendo inizialmente risultati modesti. Ma il successo di Squid Game ha segnato una decisa svolta, portando oltretutto nuovi abbonati che a stanno divenendo spettatori anche delle serie precedenti. Squid Game è il primo serial coreano a sfondare su scala internazionale, tanto che al 19 ottobre risulta essere la seconda serie più vista in una nazione storicamente piuttosto chiusa ai contenuti esteri quale la Francia.

Globalizzazione

Importante infatti osservare come la serie sia disponibile a livello globale e non solo nel mercato coreano (o asiatico). Netflix è infatti passata da anni dal classico modello uno-a-molti (produzioni pensate e realizzate a Los Angeles per una distribuzione globale) ad un modello molti-a-molti (produzioni distribuite in tutto il pianeta, tradotte e rese disponibili ovunque); un fenomeno che avrà oltretutto anche importanti ricadute culturali.

Lato domanda

Lato spettatori, come rilevabile dal grafico, quasi il 46% della domanda di contenuti originali (serie) viene tuttora soddisfatta da Netflix, con i principali competitor Amazon e Disney+ distanti secondi con rispettivamente il 12.1% e l’8.4%. L’importanza strategica di questi investimenti globali non va sottovalutata: se Disney, Amazon, Apple TV+ e gli altri OTT stanno guadagnando terreno negli USA, questi sono ancora indietro anni luce rispetto a Netflix quando si parla di mercati locali.

Esperienza sul terreno

Non si tratta di disponibilità di capitale, ma di esperienza sul terreno: ci sono infatti voluti molti anni perché Netflix riuscisse a sfondare ad esempio in America Latina, risultato ottenuto con il giusto pricing, la giusta strategia di comunicazione e, appunto, i giusti contenuti (nel caso specifico, la serie Breaking Bed).

Squid Game: metrics

Veniamo dunque ai dati di Squid Game rivelati da Bloomberg. Come detto il numero ufficiale parla di 111 milioni di viewers. Questi sono definiti in modo simile ai famosi contatti su cui si misurano le emittenti radiofoniche italiane; in questo caso viene considerato spettatore chi segue per almeno due minuti una puntata qualunque della serie. A titolo di paragone, nel caso dei contatti radiofonici, TER definisce ascoltatore chi segue un’emittente per almeno 15 minuti non consecutivi.

Spettatori veri

Ed ecco i dati sorprendenti di Squid Game: l’89% del pubblico ha seguito la serie per almeno 75 minuti, dunque per almeno due puntate (la durata media delle prime quattro è di 57 minuti). Il 66% degli spettatori (87 milioni, dato aggiornato al 15 ottobre) ha completato la serie (9 episodi) nelle prime quattro settimane in cui il titolo è stato disponibile (indicatore detto completion rate).

Oltre un miliardo di ore viste

Il numero cumulato di ore viste (uno strano indicatore di cui Netflix tiene traccia) è pari a 1,3 miliardi; per tutti questi dati NL non ha potuto effettuare il consueto reality check (controllo incrociato dei dati) in quanto la metodologia di calcolo (o forse di rilevazione) non è, per quanto ci risulta, pubblica.

La questione costi

Lato costi ci troviamo di fronte ad un nuovo record: non sono disponibili i valori assoluti, ma Bloomberg afferma che l’intera serie è costata come due soli episodi di The Crown: possiamo concludere dunque che il budget della serie fosse ben il 20% di quello assegnato ad un potenziale blockbuster (quale appunto The Crown), a conferma di quanto importanti siano gli investimenti in contenuti sui titoli non solo stranieri ma anche che – sulla carta – hanno scarso appeal globale.

Scarso appeal?

Ma forse le cose sono più complesse: non possiamo infatti escludere che il famoso sistema di ML di Netflix – di cui abbiamo parlato nel paragrafo shaping the catalog dell’articolo di febbraio – avesse dato qualche segno importante ai decisori, segno che evidentemente la società non ha esitato a utilizzare.

NFLX

I risultati trimestrali hanno dunque dato ragione alla strategia di Reed Hastings. Con queste nuove prospettive globali e la ripresa delle produzioni originali (dopo lo stop dovuto alla pandemia) non pochi si aspettano che la società possa tornare ad essere un Wall Street Darling.

In collaborazione con: newslinet.com

D’accordo a soluzioni per aiutare esclusi

Maurizio Giunco, presidente della Associazione Tv Locali di Confindustria Radiotelevisioni è molto soddisfatto del Bando LCN pubblicato per l’Area Tecnica 18 (Sardegna), ma che costituisce il prototipo di quelli delle restanti Aree tecniche. E dà atto di un cambio di atteggiamento ministeriale.

Regole chiare, comprensibili e logiche

“L’interesse dell’Associazione è che il processo di refarming venga attuato con regole chiare, comprensibili e logiche. Le cui tempistiche debbano essere principalmente tese a non penalizzare le emittenti televisive locali esistenti. I contenuti del bando per l’attribuzione della numerazione automatica vanno in questa direzione”, ha dichiarato il presidente dell’Associazione.

Processo delicato con gravi ritardi e inutile complessità dei bandi e delle procedure di assegnazione della capacità

Secondo la Associazione Tv Locali di Confindustria, “superare le criticità ed i ritardi ascrivibili alla precedente amministrazione non è certo impresa facile”. Si tratta di un processo estremamente delicato e complesso “sul quale incombono i gravi ritardi e l’inutile complessità dei Bandi e della procedura di partecipazione per l’assegnazione della capacità trasmissiva, che costituiscono elementi di problematicità che non facilmente possono essere superati”.

Soro e Ascani interlocutori attenti

“Occorre dare atto – ha spiegato Giunco- che la nomina del nuovo direttore della DGSCERP Avv. Francesco Soro, unitamente all’impegno della sua struttura e all’attenzione dimostrata dal sottosegretario On. Anna Ascani e dal suo gabinetto, ha aperto uno spiraglio di luce.

Nuova amministrazione, nuovo corso

Attualmente siamo di fronte ad un’Amministrazione che ha ben compreso la portata e le criticità del processo che occorre affrontare”.

Rispettare il termine del 15/11/2021 per l’avvio degli spegnimenti

A parere della Associazione Tv Locali di Confindustria, con il superamento di una serie di problematiche, il Ministero si avvia al completamento della transizione nella regione Sardegna previsto per il prossimo 15 novembre.

Bando LCN e sua applicazione banco di prova per tenuta processo a livello nazionale

L’emanazione del bando per l’assegnazione delle numerazioni automatiche e la sua applicazione costituirà un ulteriore banco di prova per la tenuta del processo a livello nazionale, anche perché le maggiori complessità si avvertiranno nelle regioni nelle quali il numero dei partecipanti alle gare sarà notevolmente più ampio.

Come salvare il patrimonio locale che non troverà spazio sul DTT?

E a proposito di questo aspetto, raggiunto da NL, Giunco si è così espresso.
(Newslinet) – Inutile nasconderci dietro ad un dito: in regioni come la Lombardia (oltre 200 domande FSMA) molti saranno esclusi…
(Maurizio Giunco) – Inevitabile.

VII Arco LCN per HBBTV ad accesso diretto

(NL) – Perché non tentare di salvarli con l’HBBTV? Ci sono 18 mln di tv effettivamente connesse in Italia. Si potrebbero sfruttare le numerazioni del VII arco del Piano LCN Agcom, destinate ai fornitori di servizi di media in ambito locale (che altrimenti rimarrebbero inutilizzate) con lo scopo dichiarato di diffondere “servizi di media audiovisivi che impiegano formati evoluti o innovativi”.

Coi ritagli di capacità trasmissiva inutilizzata dei mux areali si salverebbero le locali

Con un ridottissimo consumo di banda (a tal fine tornerebbero utili gli inevitabili residui di capacità trasmissiva di ogni area tecnica), si potrebbero assegnare autorizzazioni FSMA associando un LCN di tale arco per consentire l’accesso diretto ai contenuti con lo standard HBBTV (l’utente che attraverso una smart tv clicca, per esempio, il canale 617, accede direttamente al canale via IP, senza nemmeno accorgersene).
(MG) – Assolutamente d’accordo. Anzi, l’Associazione Tv Locali di Confindustria Radiotelevisioni si era già fatta portatrice dell’impiego della HBBTV proprio su sollecitazione di Newslinet. Purtroppo, al tempo, l’idea non aveva trovato condivisione. Ora, però, tempi e interlocutori sono cambiati.

Test per il dopo DTT

NL – Oltretutto questa soluzione sarebbe un interessante terreno di prova per la nuova era televisiva che, sappiamo tutti, non è certo il DTT.
MG – Esatto. Anzi, raccolgo volentieri questa proposta e la porterò in evidenza. Salvare il patrimonio televisivo italiano locale meritevole, in generale, è una priorità.

In collaborazione con: newslinet.com

Abbracciare il modello OTT/streaming o proteggere la tradizionale distribuzione lineare di ESPN?

Il progressivo calo del numero di abbonati alle pay TV negli USA (fenomeno detto cord cutting) mette a rischio la gallina dalle uova d’oro di Disney, la rete all sport ESPN. Il futuro sarà senza dubbio al 100% OTT, ma quando fare il grande passo e come trattenere abbonati sempre meno fidelizzabili?

Communacopia

Il 21 settembre si è tenuta l’annuale conferenza Communacopia di Goldman Sachs. Tra gli interventi più attesi quello del CEO di Disney, Bob Chapek. Una delle affermazioni di Chapek ha particolarmente colpito gli analisti del mondo dei media statunitensi. Si tratta della risposta ad una domanda riguardante il peso di ESPN per Disney. A questa il CEO ha replicato: “Lo sport è il tipo di contenuto più visto praticamente tutti gli anni e 9 su 10 contenuti che fanno il massimo dell’audience televisiva è di tipo sportivo; non sappiamo cosa avverrà in futuro, ma lo sport continuerà ad essere importante per Disney”.

Lineare vs OTT

Quale è il punto? Semplice: ESPN è legata al vecchio modello di TV lineare, distribuita negli stati uniti principalmente via cavo. Proprio quello da cui tanti stanno disabbonandosi (i cosiddetti cord cutters), per migrare verso i nuovi servizi OTT. Fatto che pone ovviamente il problema di quando e come abbandonare il lineare tradizionale a favore… del lineare e on-demand via IP.

ESPN

Creato nel 1978, ESPN (Entertainment and Sports Programming Network) è un bouquet di canali sportivi che raggiunge 86 milioni di famiglie, oltre il 93% di coloro che pagano un abbonamento alla tv via cavo negli USA. ESPN opera inoltre in Australia, Brasile, America latina e nel Regno Unito.

Abbonati e ricavi

I due canali principali, ESPN e ESPN2 incassano (tramite i gli operatori via cavo) circa 10 dollari/mese per utente, quattro volte il costo medio degli altri canali e molto più di quelli storici di Disney, quali FX e Disney Channel. Si tratta di circa 9 miliardi di dollari all’anno, un significativo contributo alla bottom line del gruppo.

25 milioni di cord cutters

Ma il giocattolo rischia di rompersi presto: al ritmo attuale si prevedono circa 25 milioni di cord cutters nei prossimi quattro anni, corrispondenti ad un crollo del 30% nel numero degli abbonati. Crollo che renderebbe difficile per il network l’acquisto futuro degli eventi e delle discipline più importanti, con un probabile effetto di successiva accelerazione dell’abbandono della piattaforma.

ESPN+

La risposta potrebbe sembrare logica: distribuire gli eventi anche sulla piattaforma online ESPN+. Problema: per essere competitiva con gli altri OTT questa è attualmente offerta a 5 dollari/mese. Oltre ad essere soggetta – sempre per via delle consuetudini della rete – al fenomeno detto churn, inesistente nel sistema dei package via cavo.

Disabbonamenti temporanei

In questo caso si potrebbe trattare non tanto di abbandoni, quanto di disabbonamenti temporanei (alla fine della stagione di un determinato sport) con riabbonamenti all’inizio di quella successiva.

La concorrenza degli E-Sports

I conti non tornano: se anche si creassero dei package che includono sport e Disney+ (dunque inserendo ESPN come parte di un insieme di altri canali, stile cavo) ci si troverebbe spiazzati rispetto ai prezzi di Netflix e soprattutto Amazon Prime. Inoltre questo tipo di packaging non sarebbe ben accolto dalla parte più giovane dell’audience, sempre meno interessata agli avvenimenti sportivi classici (quelli giocati da persone in carne ed ossa, troppo noiosi rispetto agli E-sport).

Bundle sport + scommesse

Alcune delle alternative sul tavolo: replicare via OTT il modello del cavo (bundle IP multi-canale estesi a fornitori di contenuti terzi con abbonamento singolo) oppure estendere la app ESPN+ aggiungendo le funzionalità di betting (scommesse), una interattività oltretutto non limitata al solo sport giocato.

Quale modello per ESPN?

ESPN dovrà certamente evolvere verso il modello OTT, ma non semplicemente migrando sulla rete internet quanto attualmente è distribuito tramite i cavi dedicati. Tutto lascia pensare che occorrerà reinventare i bundle e arricchire le app dedicate allo streaming con statistiche, giochi e scommesse, confermando ancora una volta quanto affermato da Marc Andressen: Software is eating the world.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

FIEG: lettori hanno sostituito ormai articoli con “estratti molto brevi”. Su tale nozione occorre concentrarsi

La battaglia degli editori sulla direttiva copyright si concentra sulla nozione di estratti molto brevi. Che, ormai, in definitiva, spesso sostituiscono gli articoli in quanto – come abbiamo avuto modo di far notare più volte su queste pagine – il lettore non va oltre. Al punto che, secondo gli analisti, entro il 2023 vedremo un vero e proprio stravolgimento del modello di fruizione delle news, in particolare a riguardo dei podcast.

La posizione della FIEG sugli estratti molto brevi

Così la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali): “Sulla nozione di estratti molto brevi, occorre che la nozione sia individuata in modo da non pregiudicare la libera circolazione delle informazioni né l’efficacia dei diritti previsti dalla direttiva, nella convinzione che se l’uso dell’estratto molto breve ha una funzione sostitutiva della pubblicazione o comunque dispensa il lettore dal far riferimento ad essa rappresenta una evidente violazione del diritto connesso“.

Nessuna porzione di pubblicazione potrà mai essere qualificata come estratto molto breve se idonea a comunicare, seppur sinteticamente, il contenuto dell’articolo

“Tutti i tentativi di ricondurre l’estratto molto breve a parametri certi e definiti – ad esempio individuando un certo numero di caratteri/battute dell’estratto – devono tener conto del fatto che nessuna porzione di pubblicazione potrà mai essere qualificata come estratto molto breve laddove sia tendenzialmente idonea a comunicare, seppur sinteticamente, il contenuto dell’articolo in questione”.

Algoritmi malandrini

È plausibile ritenere, infatti, che una volta stabilito un qualsiasi limite quantitativo, esso possa essere facilmente superato da procedure automatizzate di selezione degli estratti (algoritmi) che avrebbero l’effetto di svuotare il diritto connesso e pregiudicare così i diritti degli editori.

Nozione quantitativa di estratti molto brevi

Anche FIEG, insieme ad EMMA ed ENPA, ribadisce, pertanto, l’approccio adottato finora da tutti gli Stati membri, nessuno dei quali ha stabilito una nozione quantitativa o un limite specifico di caratteri per definire la nozione di estratti molto brevi, ha spiegato la FIEG nella sua audizione presso le Commissioni riunite Giustizia e Lavori pubblici, Comunicazioni del Senato, in merito allo Schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva copyright.

Diritto connesso

Con riferimento al diritto connesso in favore degli editori di giornali sugli utilizzi online dei loro contenuti editoriali da parte delle piattaforme di condivisione dei contenuti e delle imprese di media monitoring e rassegne stampa, la FIEG ha espresso “apprezzamento per l’impianto generale della normativa di recepimento, teso a garantire l’effettività dell’esercizio del diritto riconosciuto dalla direttiva europea, la quale demanda ai singoli Stati membri proprio il compito di assicurarne in concreto l’applicazione”.

Australian News Media Bargaining Code

Anche le associazioni della stampa europea (ENPA, l’Associazione europea degli editori di giornali ed EMMA, l’Associazione europea degli editori di periodici) hanno sostenuto la normativa italiana di recepimento, rilevando come il decreto introduca “strumenti che rafforzano il diritto connesso degli editori di giornali, tra cui un meccanismo di ‘negoziazione assistita’, ispirato all’Australian News Media Bargaining Code adottato all’inizio di quest’anno, che mira a garantire l’effettivo esercizio del diritto da parte degli editori”.

In collaborazione con: newslinet.com

Ma non si tratterebbe di un nuovo caso OVH

Intorno alle 9.20 del 13 ottobre (ma la disfunzione ha avuto progressione, pare, dalle 7.20) centinaia di siti e di flussi streaming europei sono andati ko. L’evento ha interessato decine di datacenter in Europa e non si è trattato di un nuovo caso simile a quello che diversi mesi fa aveva colpito il sistema OVH.

Di nuovo online dopo circa 30 minuti molti servizi

Dalle ore 10.00 molti servizi (come quelli di NewRadio), tuttavia, sono rapidamente tornati attivi , anche se la rete europea di numerosi datacenter alle 10.30 continuava ad essere instabile.

La causa del down

La causa del down generalizzato sarebbe da ricondurre ad un errore di configurazione su una dorsale di rete tra Europa e Stati uniti, che avrebbe causato un problema generale.

Riconfigurazione

Per risolverlo i tecnici stanno riconfigurando la rete attraverso interventi a blocchi sui percorsi di rete europei.

In collaborazione con: newslinet.com

Ennesima fase del processo di refarming della TV digitale

Pubblicata l’attesa procedura per le attribuzioni LCN nazionali, cioè le numerazioni automatiche dei canali sul telecomando con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro. Con comunicazione in data 07/10/2021 sul sito istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato pubblicato l’Avviso Pubblico relativo alla Procedura per l’attribuzione della numerazione automatica dei canali (LCN) con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro.

Chi può ambire alle attribuzioni LCN nazionali

Possono partecipare alla suddetta procedura tutti i soggetti già abilitati alla fornitura di servizi di media audiovisivi in tecnica digitale terrestre, anche stabiliti in uno Stato appartenente all’Unione europea o in uno Stato parte della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla televisione transfrontaliera, con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro.

I termini (stretti)

“L’avviso pubblico stabilisce altresì che la domanda di partecipazione alla procedura per le attribuzioni LCN nazionali deve essere presentata entro 15 giorni solari dalla data di pubblicazione dell’avviso del bando di gara sul sito istituzionale alla Divisione IV della Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica di Radiodiffusione e Postali”, spiega l’avvocato Stefano Cionini, senior partner di MCL Avvocati Associati, law firm che cura in esclusiva l’Area Affari Legali di Consultmedia. “Il tutto esclusivamente tramite procedura informatizzata, cui si accede attraverso la piattaforma online predisposta dal Ministero dello Sviluppo Economico“, osserva il legale.

Domande entro il 22/10/2021

“Pertanto, la domanda deve essere trasmessa entro il 22/10/2021, come esplicitato nella comunicazione pubblicata sul sito istituzionale”, continua l’avv. Cionini.

Le regole

Si riportano di seguito le regole previste dall’art. 4 dell’Avviso Pubblico per l’attribuzione della numerazione.

Il caso di due fornitori che chiedono la stessa numerazione

“La prima ipotesi è quella di due o più fornitori di servizi di media digitali terrestri a diffusione nazionale che abbiano formulato richiesta per la stessa numerazione – spiega Cionini -. In questo caso la medesima è attribuita al fornitore di servizi di media che già la utilizza sulla base del piano di numerazione automatica dei canali di cui alla delibera n. 366/10/CONS”.

Priorità agli esercenti attuali delle attribuzioni LCN nazionali

“Nel caso invece cui la numerazione non sia già utilizzata, la stessa è assegnata al fornitore di servizi di media che ha presentato per primo la domanda di attribuzione al Ministero“, precisa il consulente.

Prior in tempore, potior in iure

“Nel caso di parità di data di presentazione della domanda la numerazione è assegnata al soggetto che per primo ha conseguito l’autorizzazione a FSMA”.

Pari data

In caso di parità di data di conseguimento dell’autorizzazione, è disposto un sorteggio pubblico ai fini dell’assegnazione del relativo numero.

Eccedenza di domande

Infine, “qualora le domande presentate risultino superiori alla disponibilità di numeri in relazione ai singoli generi di programmazione del I arco di numerazione, il Ministero procede ad attribuire progressivamente le numerazioni dei successivi archi destinati ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro, sempre secondo la sequenza dei generi, a partire da quello semigeneralista”, conclude il consulente.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

Tra sviluppi nazionali, diffusioni satellitari e HBBTV si studiano e sperimentano tecniche di sopravvivenza

Quali sviluppi per i soggetti che non troveranno spazio sul televisore dopo il processo di refarming? Cosa succederà ai marchi/palinsesti che non troveranno spazio sui nuovi MUX DTT? Mentre entra nella fase finale il processo di refarming della banda 700 MHz in Sardegna, area pilota, come fu oltre dieci anni con lo switch-off analogico/digitale, si cominciano a valutare le contromisure per coloro che non avranno accesso sul digitale televisivo terrestre di seconda generazione.

Senza sbocco sui nuovi mux tra il 25 ed il 75% dei titoli preesistenti ai bandi

“Riteniamo congruo stimare che, a seconda delle aree tecniche, rimarranno senza sbocco sul digitale televisivo terrestre una percentuale di titoli FSMA assentiti prima dei bandi ex L. 205/2017 compresa tra il 25 ed il 75%”, commenta Giovanni Madaro, economista di Consultmedia, che ha assistito tra operatori di rete e fornitori di servizi di media audiovisivi circa 300 soggetti nelle varie fasi della procedura di refarming.

I tagli causati dal taglio

Soprattutto a causa del controverso vincolo legato al taglio minimo di capacità trasmissiva acquisibile (1,5 Mbit/s, elevato dal Mise rispetto al limite di 1,0 Mbit/s indicano da Agcom), mediamente, quindi, il 50% degli attuali FSMA, se vorrà continuare a svolgere l’attività televisiva, dovrà dirigersi su soluzioni diverse rispetto alla veicolazione su mux DTT areali.

Sviluppi nazionali, per pochi

“Una strategia che abbiamo proposto a fornitori di contenuti che avevano già un interesse sovralocale, cioè marchi/palinsesti diffusi su molte regioni, è stata quella di assumere una connotazione nazionale, acquisendo autorizzazioni FSMA con annessi LCN per tale ambito”, continua Madaro. “Si è trattata, ovviamente, di una cerchia molto ristretta di soggetti che avevano già una dimensione editoriale e finanziaria compatibile con un rinnovato assetto di questo tipo, evidentemente dispendioso (anche se meno rischioso)“.

SAT

“Qualche altro soggetto ha, nelle more, deciso di investire sul satellite. Tuttavia, i costi comunque rilevanti e la platea potenziale (10 mln di utenti, circa 4,6/4,8 mln Sky e 3,4/4,5 mln Tivusat, ndr) hanno generalmente registrato interessi tiepidi in tale direzione“, continua il consulente.

HBBTV

“Decisamente più interesse hanno invece riscontrato gli sviluppi della HBBTV, sia per i costi contenuti che per l’enorme sviluppo che stanno avendo le smart tv, spinte dal rinnovamento del parco dei televisori (legato proprio al refarming della banda 700 MHz, ndr) e soprattutto dall’espansione delle piattaforme di streaming video on demand come Netflix, Prime Video, Rakuten, Disney, ecc.”, evidenzia l’economista.

DAD, smart working e servizi amministrativi digitali sviluppatori della tv via IP

La pandemia ha infatti esponenzialmente esteso la connettività nelle abitazioni, anche e soprattutto per esigenze di DAD, smart working e servizi amministrativi digitali. Logica conseguenza di ciò è stata che un vasto pubblico, fino a poco tempo fa restio all’utilizzo di tecnologie IP ha dovuto, giocoforza, adattarsi alle necessità.

Gate d’ingresso

Il problema fondamentale rimane tuttavia quello della semplicità di utilizzo e la HBBTV, alla prova dei fatti, costituisce un ideale ponte tra il modello LCN, inteso in questo caso come gate di ingresso, e il mosaico di contenuti tipico delle piattaforme di streaming on demand”, sottolinea Madaro.

Post test

“Insieme al nostro partner Mainlink, abbiamo affinato proposte per la Hybrid Broadcast Broadband Tv in nazionale, avviando sperimentazioni che stanno uscendo ora dalla fase di test per entrare in quella di operatività stabile”, interviene Massimo Rinaldi, ingegnere di Tecnomedia, braccio tecnico di Consultmedia, di cui cura l’area di sviluppo tecnologico.

Rintracciabilità

“D’altra parte, gli indicatori sono coerenti: mentre il sat ed il DTT, quand’anche di nuova generazione, sono destinati a vedere erosa progressivamente la propria penetrazione nelle case, gli sviluppi IP sulla tv registreranno una crescita costante nei prossimi anni. Il problema, come detto, è solo quello della rintracciabilità dei contenuti da parte degli utenti. E’ su questo che occorre concentrare l’attenzione. Ma non è una novità: è la regola del web”, conclude Rinaldi.

In collaborazione con: newslinet.com

Potranno partecipare alla seduta pubblica i FSMA che si sono collocati nella graduatoria dell’Area Tecnica 18

Si avvia la prima delle sedute pubbliche attraverso le quali, nelle aree in cui si è concluso l’esame delle domande da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi (FSMA) che hanno presentato le relative domande di collocazione in graduatoria ex L. 205/2017 (termine al 21/09/2021, tranne per le Marche, scaduto al 05/10/2021), avrà luogo l’attribuzione della capacità trasmissiva sui nuovi mux assentiti agli operatori di rete.

Sedute pubbliche solo con invito

Potranno partecipare alla seduta pubblica i FSMA che si sono collocati nella graduatoria dell’Area Tecnica 18 relativa alla Regione Sardegna, pubblicata in data 01/10/2021 sul sito istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico e che hanno ricevuto l’apposito invito ministeriale con le credenziali di accesso alla videoconferenza.

Ufficio di collocamento

Consesso telematico, peraltro, oggetto di regole estremamente stringenti, alle quali abbiamo dedicato apposito articolo e che determinerà i cosiddetti “utilmente collocati”, cioè i soggetti che, per dirla in parole povere, potranno continuare a svolgere la propria attività.

Gli esclusi

Relativamente ai soggetti che parteciperanno alle sedute pubbliche, ma che si troveranno posizionati oltre il limite di disponibilità di capacità trasmissiva, cioè che non potranno prenotare spazio sui mux perché la banda è stata esaurita dai fornitori interpellati prima (perché in posizione più alta della lista), ci sono ancora aspetti da chiarire.

Stasi

Non è ancora chiaro, per esempio, se il loro titolo FSMA da loro posseduto (in quanto collocati in graduatoria, anche se in posizione non utile) entrerà in una sorta di stasi amministrativa indefinita che ne consentirà il recupero (attraverso la soluzione dello scorrimento dell’elenco) nel caso in cui, nel tempo, sopravvenisse banda sui mux per defezione (a qualsiasi titolo) – anche a distanza di molto tempo – dei trasportati. Oppure, viceversa, se essi dovranno presentare una nuova domanda per conseguire l’autorizzazione ad operare come fornitori di contenuti.

In collaborazione con: newslinet.com

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