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Assegnati 11 marchi/palinsesti. A sorteggio gli altri 12

Il Ministero dello sviluppo economico ha pubblicato la graduatoria provvisoria degli LCN relativi alla AT18 (Sardegna). Risultano provvisoriamente assegnate le numerazioni automatiche dei canali a n. 11 marchi/palinsesti, mentre per i restanti n. 12 è necessario procedere al sorteggio, ai sensi di quanto previsto dall’art. 8, comma 2 del bando di gara.

Il processo di transizione nella AT 18 (Sardegna)

“Per rispettare i tempi di transizione alla nuova televisione digitale terrestre, dettati dal DM 30 luglio 2021, pubblicato sulla G.U. n. 232 del 28 settembre 2021, riguardante il calendario nazionale che individua le scadenze della tabella di marcia ai fini dell’attuazione degli obiettivi della decisione (UE) 2017/899, del 17 maggio 2017“, si legge nella determina 11/11/2021, “è necessario procedere alla assegnazione della numerazione automatica dei canali (di seguito LCN), in pendenza dell’espletamento delle procedure di cui (…) al Bando per la formazione delle graduatorie dei fornitori di servizi di media audiovisivi (FSMA) in ambito locale”, relativamente alla AT18 (Sardegna).

11 su 23 assegnati in AT18 (Sardegna)

In questa ottica è stata completata l’istruttoria relativa all’esame delle 23 domande di partecipazione presentate per la AT18 (Sardegna) ad esito della quale ne risultano assegnate le numerazioni automatiche dei canali a n. 11 marchi/palinsesti.

Sorteggio per 12 marchi/palinsesti

Mentre per i restanti n. 12 marchi/palinsesti è necessario procedere al sorteggio ai sensi di quanto previsto dall’art. 8, comma 2 del bando di gara. Sorteggio che si terrà lunedì 15/11/2021 alle 9.30.

In collaborazione con: newslinet.com

Esame dei trend dalla prospettiva di un’azienda globale di software come RCS Sound Software

RCS Sound Software: l’approccio del comparto radiofonico negli Stati Uniti è orientato prima di tutto al digital audio. Il podcasting in questo momento è al centro di molti sviluppi (iHeart è il più grande produttore di podcast negli USA). In Europa si punta a convergenza tra broadcast e digital audio. In Italia l’interesse è sulla multicanalità e sul fenomeno della visual radio, più raro fuori dal nostro paese.

Lo stato della radiofonia europea rispetto a quella americana. La specificità italiana

RCS Sound Software è un’azienda globale e recepisce le tendenze da un punto di osservazione esterno al mercato nazionale.
Per acquisirne il punto di vista autorevole, ne abbiamo parlato con Michele Logrippo, responsabile per l’Italia di RCS Europe e con Piero Rigolone, che si occupa di marketing e comunicazione col progetto RCS Meets Italy.

RCS Sound Software

(Newslinet) – Dove ha sede RCS Sound Software?
(Michele Logrippo) – RCS Sound Software ha il suo quartier generale negli Stati Uniti e più di 20 sedi in tutti i continenti, pertanto i suoi prodotti vengono sviluppati recependo le necessità che emergono nei diversi mercati.

Digital audio prima di tutto

(NL) – Il core business?
(M.L.) – L’approccio del comparto radiofonico negli Stati Uniti è orientato prima di tutto al digital audio. Il podcasting in questo momento è al centro di molti sviluppi. Ad esempio, il gruppo leader iHeartMedia ha nella propria app sia le sue radio lineari sia playlist on demand, in modo simile a Spotify.

iHeart primo produttore di podcast in USA

iHeart si presenta ormai esclusivamente come il primo produttore di podcast in America, che detto da quello che è anche il più grande editore radiofonico americano fa un po’ specie. Ma rende bene le proporzioni del fenomeno.

In Europa si punta ad una convergenza tra broadcast e digital audio

(NL) – E nel Vecchio continente?
(M.L.) – Anche in Europa ci sono grandi gruppi che stanno puntando in modo importante sull’audio digitale. Bauer Media Group ha 50 radio in diverse nazioni tra cui Regno Unito, Polonia, Danimarca e Svezia (tutte operanti con software RCS). Queste sono parte della più ampia divisione “audio”, che include diverse declinazioni del brand in modalità streaming e on demand, segno anche in questo caso di una convergenza tra broadcast e digital audio.

In Italia l’interesse è sulla multicanalità e sul fenomeno della visual radio, più raro fuori dal nostro paese

(NL) – E la situazione italiana?
(M.L.) – I nostri principali clienti italiani si stanno tutti muovendo nella direzione della multicanalità. Anche tra quelli minori c’è sensibilità e iniziano ad esserci i primi investimenti in questa direzione.

La singolarità della visual radio

(NL) – … per esempio nella visual radio?
(M.L.) – Il fenomeno della Visual Radio, che possiamo comunque inserire nel più ampio scenario della multicanalità, è invece prevalentemente italiano: in Europa si contano rarissimi casi di emissione sincrona 24h tra radio e TV. L’attenzione alla componente video è orientata maggiormente alle riprese in studio di contenuti radiofonici, messe online per una fruizione differita.

Transformers

(NL) – La Radio sta subendo una nuova importante trasformazione, in un certo senso seguendo quella attuata dalla televisione, declinando il brand principale in prodotti verticali in live streaming. Così come proponendo soluzioni on demand come catch-up radio e podcast…
(Piero Rigolone) – Questa consapevolezza sta crescendo negli operatori del settore a tutti i livelli e ha avuto un impulso importante lo scorso anno, in concomitanza con l’emergenza Covid-19.

Il Covid-19 ha spinto sul pedale

Alcuni editori radio anche locali hanno iniziato a rivolgere attenzione alle opportunità della distribuzione via IP, dove il digital audio è una loro naturale area di pertinenza, ma dove il paradigma è completamente diverso e cambia il modo di misurare e vendere i contatti con gli ascoltatori sul piano commerciale.

Modello broadcast

Tutto ciò si affianca a nuove modalità di distribuzione e fruizione che invece seguono il modello del broadcast tradizionale: DAB+ e Visual Radio DTT o satellitare.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

Raccolta adv traina (+43,2%), mentre YouTube punta su nuove funzionalità

Il terzo trimestre 2021 conferma che i conti del gruppo Alphabet sono in continua crescita grazie all’apporto dell’adv di Google. Big G investe in nuovi servizi utili a soddisfare le esigenze degli utenti e si focalizza sull’Intelligenza artificiale.

Presentata la trimestrale di Alphabet

Il 26/10/2021 sono state presentate le trimestrali (periodo di riferimento luglio-settembre 2021) di alcune delle società più importanti del globo, tra le quali risalta quella di Alphabet (società madre di Google).

Impennata dei ricavi e utili di Alphabet

Complessivamente, i dati mostrano una forte crescita del gruppo Alphabet con ricavi trimestrali di 65,1 miliardi di dollari (+41% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente) e utili che hanno raggiunto la quota di 18,9 miliardi di dollari, incrementati rispetto agli 11,2 miliardi di dollari dell’anno precedente.

Google motore di Alphabet…

A tal proposito, la raccolta pubblicitaria di Google è il vero motore della crescita se si considera che i ricavi trimestrali a essa riferiti si attestano a quota 53,1 miliardi di dollari (+43,2% rispetto al 2020).

…grazie a Search, YouTube e network

Questi ricavi sono formati principalmente dagli introiti derivanti dalle pubblicità presenti nelle ricerche (Search) per 38 miliardi, su YouTube (7,2 miliardi) e su Google network (8 miliardi).

Attrattiva eterogena

La potenzialità della raccolta adv è comprovata dal fatto che sempre più investitori di differenti settori (dal retail, al media&entertainment, ma anche finanza e viaggi) sono attratti dagli spazi pubblicitari messi a disposizione dalla società californiana.

Una “vetrina” sul mondo

Il forte appeal che stanno suscitando gli spazi adv fa sì che quest’ultimi appaiono sempre più una vera e propria vetrina affacciata sul mondo.

YouTube, l’adolescente che diventa grande

Come si è visto, anche YouTube, seppur per una fetta inferiore rispetto agli altri servizi (7,2 miliardi di dollari di ricavi), ha contribuito all’andamento positivo della raccolta adv di Google. Sono passati oramai 16 anni dalla fondazione della piattaforma web ed essa è sempre più una risorsa di fondamentale importanza per il colosso di Mountain View, per il suo sviluppo e per la diffusione di contenuti.

Maggiori investimenti su YouTube: nuove funzioni

Ne è la prova il fatto che YouTube stia “consolidando il brand creando un enorme engagement con il pubblico”, ha dichiarato Sundar Pichai, ceo di Alphabet. In tal senso, sono state inserite nuove funzionalità come gli Shorts (video brevi dalla durata di massimo 60 secondi introdotti con l’obiettivo di far concorrenza a TikTok e Instagram Reels).

L’opportunità delle Smart TV

Non meno rilevante per la crescita di YouTube è l’utilizzo sempre più frequente di TV connesse. Grazie all’utilizzo di tali device si prevede infatti una crescita esponenziale dell’utenza e l’accesso di un pubblico eterogeneo.

Nuovi metodi di ricerca

Le ricerche si confermano l’attività di maggior rilievo per Google. Anche per questo servizio sono state introdotte nuove funzionalità utili a facilitare l’esperienza dell’utente e, conseguentemente, a favorire la crescita del colosso del tech.

Ricerche non più testuali, ma anche visive

Oggi le ricerche non si effettuano più solamente in via testuale, dato che le migliorie apportate a Google Lens (un’app mobile di riconoscimento delle immagini sviluppata da Google) permettono di fare ricerche utilizzando la fotocamera del proprio smartphone. Ciò potrebbe sicuramente avere una notevole importanza soprattutto ai fini commerciali.

Google Shopping Graph, la vetrina virtuale di miliardi di prodotti

Un’ulteriore novità è rappresentata da Google Shopping Graph e dalle potenzialità di questa tecnologia. Essa consente all’utente di cercare un determinato prodotto, di ottenere come risultato una esposizione virtuale dove appaiono prodotti simili con i relativi prezzi e successivamente di effettuare le relative scelte.

Alphabet, una crescita inarrestabile?

I numeri relativi al terzo trimestre mostrano come l’azienda californiana stia facendo i giusti investimenti in tutte le sue aree di business che porteranno ad una chiusura dell’anno sopra le aspettative.

L’IA, la stella polare di Google

Del resto, Google ha sempre avuto il fiuto per i nuovi mercati emergenti con una costante e particolare attenzione per le nuove tecnologie. “Cinque anni fa dissi che Alphabet doveva diventare un gruppo nel quale la stella polare sarebbe stata l’Intelligenza artificiale. E in effetti gli investimenti in Intelligenza artificiale, machine learning, realtà virtuale, computer quantistici saranno i più rilevanti anche nei prossimi anni”, ha commentato Pichai.

La minaccia dell’Antitrust metterà a repentaglio la potenza di Alphabet?

Alcune criticità sono invece riscontrabili nelle numerose azioni legali Antitrust che Google si trova ad affrontare negli Stati Uniti e nel tentativo di diversi legislatori di regolamentare il dominio della tech californiana nella ricerca web e nella pubblicità digitale che, come sopra detto, costituisce il reale motore della sua travolgente crescita.

In collaborazione con: newslinet.com

Esplode web, TV regge, e-commerce lancia poste. Radio dimenticata

Agcom report comunicazioni marzo/giugno 2021. Esplosione traffico internet (che sostiene anche telefonia). Tv regge (ma è la calma prima della tempesta di ottobre 2021), quotidiani continuano ad affondare. Radio non pervenuta. Ma l’immagine che pubblichiamo in apertura denota chi veramente conta. E chi sempre meno.

I dati di marzo/giugno 2021

Agcom pubblica i dati dell’osservatorio sulle comunicazioni nel periodo marzo/giugno 2021 (qui l’infografica di dettaglio).
In tv RAI leader, segue Mediaset, ma in calo come Discovery e La 7. Su Sky. Zero attenzione alla Radio.

Internet: aumentano FTTC, FTTH, FWA e le linee con velocità pari o superiori ai 100 Mbit/s negli ultimi quattro anni passano dall’8,3% al 57,4% del totale.
Traffico internet + 22% vs 2020 e + 83% vs 2019. Consumo medio unitario mensile di dati nel primo trimestre dell’anno è stimabile in circa 11,7 GB/mese, in crescita del 27,9% su base annua. Nel secondo trimestre del 2021 poco meno del 73% delle complessive linee human ha effettuato traffico dati.
E-commerce spinge servizi postali: nella prima metà dell’anno i ricavi complessivi registrati nel settore sono cresciuti in media, rispetto al corrispondente periodo del 2020, del 24,5%.

L’Osservatorio Agcom

Agcom ha pubblicato nei giorni scorsi i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni, relativi al periodo di riferimento 31 marzo – 30 giugno 2021. Analizzati i mercati relativi a Televisione, Traffico internet, Telefonia, Stampa, Posta. Curiosamente assente il mezzo radio.

Televisione: RAI leader. Segue Mediaset, ma in calo

Secondo l’Osservatorio Agcom, nel periodi marzo/giugno 2021 la Rai conferma la propria leadership in termini di ascolti (3,4 milioni di telespettatori nel giorno medio), con un incremento della propria quota rispetto a marzo 2020 (+3,3 punti percentuali), e raggiunge uno share del 37,3%. Al secondo posto Mediaset, che, con 2,7 milioni di telespettatori nel giorno medio registra una diminuzione della propria quota (-2,4 punti percentuali) che si attesta al 29,4%.

Giù Discovery, La 7 e gli altri. Tranne Sky

Nello stesso periodo (marzo/giugno 2021), si osservano performance in calo anche per Discovery (-0,3 punti percentuali), per La7 del Gruppo Cairo Communication (-0,6 punti percentuali) e per gli altri operatori (-0,8 punti percentuali) che complessivamente raggiungono il 14,9% dei telespettatori. In controtendenza, con una crescita di 0,7 punti percentuali, Comcast/Sky che ottiene il 6,7% degli ascolti complessivi.

I tg

L’analisi dell’evoluzione degli ascolti delle edizioni serali dei principali telegiornali vede, nello scorso mese di giugno, confermare come più seguiti il TG1 e il TG5, rispettivamente con un ascolto medio giornaliero di 4,4 e 3.2 milioni di spettatori. Al terzo posto, nonostante la contrazione di 1,4 punti percentuali su base annua, l’edizione serale della testata a carattere locale della Rai 3, la TgR, con una share, pari al 13,7%.

Telefonia Fissa

Agcom registra, a fine giugno 2021, un numero di accessi complessivi sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente ed in crescita di circa 280 mila unità su base annua. In linea con quanto emerso nelle precedenti edizioni, nel segmento temporale marzo/giugno 2021, si rilevano significativi cambiamenti nella composizione delle tecnologie utilizzate per la fornitura del servizio: a fronte di un numero di accessi in rame alla rete fissa assai elevato, (poco meno dell’80% del totale) registrati nel giugno 2017, dopo quattro anni la quota di tali accessi si attesta su di un valore di poco superiore al 30% (con una flessione di 9,9 milioni di linee).

Aumentano FTTC, FTTH, FWA

Nello stesso quadriennio, sono sensibilmente aumentati gli accessi tramite tecnologie qualitativamente superiori, in particolare FTTC (+6,80 milioni di unità), FTTH (+1,78 milioni) e FWA (+0,70 milioni). Tale dinamica si riflette in un aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzate: le linee con velocità pari o superiori ai 100 Mbit/s negli ultimi quattro anni sono passate dall’8,3% al 57,4% del totale.

Traffico internet + 22% vs 2020 e + 83% vs 2019

La crescente capacità trasmissiva della rete si riflette sull’andamento dei volumi: il traffico dati medio giornaliero nei primi 6 mesi dell’anno è aumentato del 22% rispetto al corrispondente valore del 2020 e, con riguardo al periodo pre-Covid, dell’83% rispetto al primo semestre 2019. Corrispondentemente, i dati unitari (traffico per linea broadband) mostrano un aumento, trainato anche dalla progressiva diffusione dei servizi video in streaming, stimabile in poco meno del 18% sul 2020 e del 71,6% nei confronti della prima metà del 2019.

Gli operatori

Il quadro competitivo degli accessi broadband e ultrabroadband, a fine giugno, vede Tim quale maggiore operatore con il 42,3%, seguito da Vodafone con il 16,5%, Fastweb con il 15,1% e Wind Tre con il 14,0%.
Telefonia Mobile.

SIM

A fine giugno 2021 le SIM complessive superano i 105 milioni (+1,9 milioni su base annua): nello specifico, le SIM Machine to Machine (M2M) sono cresciute per poco meno di 2 milioni, mentre quelle “solo voce” e “voce+dati” allo stesso tempo si sono ridotte per quasi 400 mila unità.
Tim risulta prima (28,8%), seguita da Vodafone (28,7%) e Wind Tre (25,0%) mentre il nuovo entrante Iliad si attesta al 7,4%. Considerando il solo segmento delle SIM “human”, ovvero escludendo le M2M, Iliad ha superato il 10% con una crescita di 2,0 punti percentuali su base annua, mentre Wind Tre, nonostante una quota in calo di 1,8 punti percentuali, rimane il principale operatore con il 27,0% seguito da Tim con il 26,0% e Vodafone con il 23,5%.

Banda larga mobile

Prosegue la crescita della larga banda mobile: il consumo medio unitario mensile di dati nel primo trimestre dell’anno è stimabile in circa 11,7 GB/mese, in crescita del 27,9% su base annua. Nel secondo trimestre del 2021 poco meno del 73% delle complessive linee human ha effettuato traffico dati.

Quotidiani

Nel periodo marzo7giugno 2021, si conferma la tendenza in calo già registrata nei precedenti Osservatori: nel mese di giugno 2021, la vendita di quotidiani (copie cartacee e copie digitali complessive) è pari a circa 49,5 milioni di copie, in flessione del 2% su base annua. Con riferimento all’intero periodo considerato (giugno 2017 – giugno 2021), le copie giornaliere cartacee complessivamente vendute dai principali editori passano da 48 a 29 milioni di unità con una contrazione del 40%. Contestualmente, le copie digitali risultano in netto calo, se si considera l’intero periodo (-5 punti percentuali) ma in aumento se si considerano i valori di giugno 2020 (+6 punti percentuali).

Utilizzo di internet

Nel mese di giugno 2021, 44,5 milioni di utenti unici hanno navigato in rete per una media di 57 ore di navigazione mensili per persona. L’utilizzo della rete internet si concentra in particolare sulle principali piattaforme e social network, confermando il trend in crescita già registrato nel trimestre precedente.

Settore postale

Nella prima metà dell’anno i ricavi complessivi registrati nel settore sono cresciuti in media, rispetto al corrispondente periodo del 2020, del 24,5% con risultati notevolmente differenziati nelle singole componenti del mercato.
I servizi relativi alla consegna dei pacchi hanno registrato una crescita media del 32,4% (con risultati equivalenti con distinto riferimento alle consegne nazionali e internazionali), valore che supera il 45% rispetto al primo semestre del 2019.

Corrispondenza

Nello stesso periodo, le risorse dei servizi di corrispondenza mostrano nel complesso un più contenuto aumento (+4,7%,), con una crescita della quota dei servizi non inclusi nel Servizio Universale superiore al 10%. Va tuttavia evidenziata la flessione (-17,9%) che, corrispondentemente, in questo caso si è registrata rispetto al primo semestre del 2019.

Dettaglio postale

Le corrispondenti dinamiche dal lato dei volumi vedono una sostanziale invarianza per i servizi di corrispondenza ed una crescita di oltre il 37% nel numero di pacchi movimentati, dato che sale al 37,4% con riferimento alle sole consegne domestiche, a testimonianza di come il ricorso agli acquisti online, stia progressivamente caratterizzando in misura strutturale le modalità di acquisto degli italiani.

Vs pre-Covid

Specularmente all’andamento dei ricavi, con riferimento ai primi sei mesi “pre-covid” del 2019 i volumi dei servizi di corrispondenza risultano in flessione del 23,8% mentre quelli di consegna dei pacchi sono aumentati dell’80%.

Domina Gruppo Poste Italiane

Il quadro concorrenziale del settore postale, nel suo complesso, vede il Gruppo Poste Italiane principale operatore con il 37,4% (ma in flessione di 4,2 punti percentuali su base annua), seguito da BRT (13,3%), e da Amazon, che, con una crescita di 3,8 punti percentuali rispetto a giugno 2020, sale al 12,7%.
Su base annua, i ricavi unitari medi dei servizi di corrispondenza mostrano una flessione del 2% mentre quelli relativi ai servizi di consegna dei pacchi nazionali ed internazionali si riducono rispettivamente del 2,3% e del 5,1%.

In collaborazione con: newslinet.com

+120% in una settimana

Nella settimana che ha preceduto l’inizio del processo di switch off, col coinvolgimento di 15 canali nazionali (Rai e Mediaset), l’istituto di ricerca GfK ha registrato una forte crescita delle vendite di Televisori (+120%), con oltre 217.000 unità vendute.

Bonus Rottamazione TV

Lo scorso 23 agosto è entrato in vigore il decreto interministeriale sul Bonus Rottamazione TV, che ha come obiettivo quello di incentivare l’acquisto di nuovi TV e decoder in vista dell’annunciato switch-off che sancirà il passaggio ai nuovi standard di trasmissione (Mpeg4, DVB-T2/Hevc).

Effetto immediato nelle casse dei rivenditori di tv

Secondo le rilevazioni GfK Market Intelligence questo incentivo ha avuto un effetto immediato sulle vendite nelle prime settimane di introduzione che sta continuando anche nel mese di ottobre.

20 ottobre

Il 20 ottobre è iniziato infatti il processo che porterà al passaggio di tutti i canali nazionali alla codifica Mpeg4 (H264) e che terminerà presumibilmente entro sei mesi. L’avvicinarsi di questa data ha portato un numero consistente di Italiani a decidere di sostituire il proprio televisore approfittando anche delle agevolazioni statali.

Nella sola 41^ settimana i rivenditori hanno collocato 217.000 televisori

Nella settimana 41 – quella compresa tra l’11 e il 17 ottobre 2021 – sono stati venduti oltre 217.000 televisori, con una crescita pari al +120% a unità rispetto alla stessa settimana del 2020. Il trend è decisamente positivo anche se si confronta il dato della settimana analizzata con la settimana precedente: in questo caso la crescita è stata pari al +16%.

+152%

Se analizziamo il trend a valore, riscontriamo una crescita ancor più marcata, pari al +152% rispetto alla settimana 41 del 2020. Questo forte incremento è dovuto a due fattori: da un lato la domanda superiore all’offerta – legata anche alle problematiche di approvvigionamento dei produttori – dall’altro l’aumento dei costi delle materie prime e della logistica, che hanno contribuito alla crescita del prezzo medio dei TV rispetto al 2020 (+26% complessivamente da inizio anno).

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

Se ne parla al congresso di HD Forum Italia del 4 novembre 2021, fisico e in streaming

Mari (HD Forum Italia): “Ci interrogheremo su come la tv via web si possa affiancare virtuosamente al broadcast. La distribuzione broadcast è ancora il modo preferito per fruire della tv lineare di massa in alta definizione e su schermi di grandi dimensioni. Ma l’OTT è ormai universalmente riconosciuto come il modo principale per distribuire contenuti on-demand su una varietà di dispositivi digitali”.

Conferenza annuale HD Forum Italia

“Media del domani: tecnologia, contenuti e consumo” sarà il tema della conferenza annuale di HD Forum Italia (HDFI), che si svolgerà a Roma giovedì 4 novembre presso il Westin Excelsior Rome (Via Vittorio Veneto 125, ore 10).

Effetti OTT su broadcast

L’associazione HDFI, che celebra quest’anno il suo quindicesimo anniversario, è l’organismo di filiera che riunisce venticinque aziende leader nel settore dell’audiovisivo e delle telecomunicazioni. Nel corso della conferenza, importanti esperti italiani ed esteri si confronteranno sugli effetti che la nuova distribuzione di contenuti audiovisivi on-demand via internet, cioè il cosiddetto OTT (Over The Top), abbiano sortito sul mercato tradizionale della diffusione televisiva broadcast (via digitale terrestre e satellite).

Broadcast ancora sistema principale per la tv lineare di massa in HD. Ma per quanto?

“La distribuzione broadcast è ancora il modo preferito per fruire della tv lineare di massa in alta definizione e su schermi di grandi dimensioni, ma l’OTT è ormai universalmente riconosciuto come il modo principale per distribuire contenuti on-demand su una varietà di dispositivi digitali”, ha dichiarato Manlio Benito Mari, presidente di HDFI.

Le barriere da superare

“Durante la nostra conferenza annuale, ci domanderemo dunque quali siano le rimanenti barriere tecniche, commerciali e normative da superare affinché l’OTT possa affiancarsi virtuosamente alla trasmissione tradizionale per la tv lineare di massa”.

Il contenuto del congresso

Il programma del congresso di HDFI sarà aperto da un keynote speech di mons. Dario Edoardo Viganò, Vicecancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, sul tema “Una visione dei nuovi Media”. Seguiranno poi alcuni interventi su nuove piattaforme per la fruizione tv, modelli evolutivi per un pubblico generazionale, contenuti tv gratuiti con la presenza di annunci pubblicitari e ruolo del servizio pubblico.

Content Delivery Network

Saranno anche discussi gli argomenti di tre webinar organizzati recentemente da HDFI, tra cui: le ragioni del successo dell’OTT e le problematiche della protezione e distribuzione dei contenuti in questa modalità; la scalabilità e la latenza, con uno sguardo all’architettura dei Content Delivery Network (CDN) e al loro impatto economico; e il confronto tra OTT e broadcasting tradizionale sul fronte della “quality of experience” e della regolamentazione.

Demo Area

La conferenza prevede anche una “demo area” in cui aziende leader del settore audiovisivo e broadcast presenteranno nuove tecnologie e soluzioni per il futuro della distribuzione tv via internet. Sarà possibile seguire i lavori e visitare l’area espositiva sia in presenza, previa registrazione, che in live streaming attraverso la piattaforma online di HDFI Network.

In collaborazione con: newslinet.com

Con un obiettivo ben definito

Numerose fonti statunitensi confermano come Amazon stia discretamente lavorando alla costruzione di un business radiofonico che potrebbe rappresentare un rischio rilevante per il classico modello delle tradizionali emittenti.
Si tratta di Project Mic, un insieme di iniziative sul fronte della distribuzione audio e della creazione dei contenuti con un focus specifico sull’ascolto in mobilità, notoriamente uno dei principali asset rimasto in mano ad un media ormai privo di terminali dedicati al di fuori dell’autovettura privata.

Effetto Amazon

Quasi superfluo ricordarlo: Amazon ha in passato rivoluzionato gli equilibri nel settore retail con l’utilizzo del web e la sua logistica integrata, in quello dell’editoria con i suoi eBook e soprattutto ha inventato l’intera categoria degli smart speaker presentando nel marzo 2014 il primo Amazon Echo.

Un pazzo altoparlante che vi parla

Ricordiamo come fosse ieri il titolo di The Verge, “Amazon sorprende tutti con un pazzo altoparlante che vi parla“: il termine smart speaker non era ancora stato inventato.
Non è dunque il caso di sottovalutare l’impatto che l’azienda fondata da Jeff Bezos potrebbe avere nel mondo radiofonico, ancora alla ricerca del modello migliore per re-inventarsi in un mondo dominato da app e servizi online.

Project Mic

Da quanto riportato da The Verge (unica pubblicazione ad aver potuto vedere un prototipo del servizio), la parte live di Mic è suddivisa in quattro aree: musica, cultura popolare (qualunque cosa questo possa significare), talk e sport. Sono ovviamente presenti anche contenuti on-demand tramite l’accesso alla piattaforma di podcasting. Il servizio dovrebbe utilizzare i classici meccanismi dei social (quali i canali trending identificati tramite #hashtag e le funzioni di ricerca avanzata) pur senza essere in sé un social network.

App dedicate

Dovrebbero vedere presto la luce alcune app dedicate e pare probabile l’inserimento delle funzionalità audio anche nella piattaforma Twitch (anch’essa di proprietà Amazon). Secondo Axios, che ha per prima riportato la notizia, Amazon starebbe trattando con le principali etichette discografiche per poter trasmettere tramite Mic importanti eventi e concerti musicali live.

Non solo app

Come detto il servizio non sarà disponibile solo tramite le app dedicate. Uno dei target di Amazon è infatti l’utilizzo in mobilità, dove risultano essenziali le sofisticate funzionalità di riconoscimento vocale offerte da Alexa. Gli analisti ipotizzano infine l’integrazione di funzionalità simili a quelle offerte da Clubhouse. In merito notiamo come già oggi in Italia esistono su Clubhouse svariate stanze con un formato decisamente radiofonico, dove la vera differenza rispetto al classico modello broadcast è quella che potremmo definire conduzione distribuita.

Personalità

Altro punto notevole: secondo The Verge per lanciare il servizio Amazon pensa di arruolare direttamente importanti personalità radiofoniche da affiancare a giovani creators. Questo dovrebbe permettere di offrire fin da subito contenuti originali di qualità broadcast (mossa in parte simile a quella di Apple quando per lanciare Beats 1 sottrasse Zane Lowe alla BBC).

Dominare l’auto rimpiazzando la radio

In conclusione, Amazon pare essere interessata a replicare, ripensare e rimpiazzare il classico modello dei contenuti ideati per la distribuzione audio broadcast a cui siamo abituati da decenni: qualcosa a cui prestare molta attenzione.

In collaborazione con: newslinet.com

Apertura ai nuovi entranti

Bando LCN nazionali: chiariti alcuni punti controversi. Il 22/10/2021 scade il termine per la presentazione delle domande per le attribuzioni LCN nazionali, cioè le numerazioni automatiche dei canali sul telecomando con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro. In prossimità della scadenza il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato una serie di FAQ.

Il bando LCN nazionali

Come noto, con comunicazione in data 07/10/2021 sul sito istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato pubblicato l’Avviso Pubblico relativo alla Procedura per l’attribuzione della numerazione automatica dei canali (LCN) con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro.

Chi può ambire alle attribuzioni LCN nazionali

Possono partecipare alla suddetta procedura tutti i soggetti già abilitati alla fornitura di servizi di media audiovisivi in tecnica digitale terrestre, anche stabiliti in uno Stato appartenente all’Unione europea o in uno Stato parte della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla televisione transfrontaliera, con riferimento ai servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro.

Le FAQ

“Su un complesso di sei FAQ pubblicate, quattro sono riferite a quesiti avanzati da Consultmedia“, spiega l’avv. Stefano Cionini, rainmaker di MCL Avvocati Associati, law firm che cura in esclusiva l’Area Affari Legali di Consultmedia.

Pluriassegnatario

“Per esempio, con la risposta n. 3 il dicastero ha chiarito che è considerato valido sia il caso di un soggetto titolare di più autorizzazioni FSMA in ambito nazionale che compili un’unica domanda inserendo tutti i marchi al suo interno, che quello di chi formi tante domande quante sono le autorizzazioni possedute“, prosegue l’avvocato.

Ordine, prego

“Rispondendo ad un altro nostro quesito (con la FAQ n. 4), il Mise ha chiarito che nel caso di un soggetto che intenda richiedere un LCN diverso da quello di cui è già titolare, l’ordine di preferenza deve essere indicato prima con l’LCN di cui si è titolari seguito dalla numerazione di interesse”, sottolinea Cionini.

Le conseguenze della richiesta di cambio di numerazione

“Estremamente rilevante è poi la FAQ n. 5, in esito al quesito da noi avanzato per il caso in cui più soggetti partecipanti, oltre a chiedere la conferma del LCN attuale, esprimano la preferenza per una diversa numerazione automatica. In tal caso, ci siamo chiesti, se non si dovesse risultare assegnatari di detta numerazione, quali sarebbero le conseguenze. Ebbene, il Mise ha chiarito che le numerazioni attualmente in uso vengono confermate, in caso di richiesta di una nuova numerazione vale quanto previsto dalla delibera AGCOM 116/21/CONS, scongiurando l’ipotesi (ancorché remota) di una esclusione”, puntualizza il legale.

Nuovi entranti

“Altrettanto importante, infine, è l’assenso fornito dal Mise all’ammissione di soggetti nuovi entranti, ossia coloro che abbiano presentato domanda per l’ottenimento dell’autorizzazione FSMA in ambito nazionale, nelle more della pubblicazione dell’Avviso Pubblico e che non siano ancora titolari di alcuna numerazione LCN. In tale prospettazione, il Mise ha chiarito (FAQ n. 6) che i nuovi entranti devono registrare l’istanza presentata e allegare la documentazione”, rimarca l’avvocato.

Orientamenti

“Peraltro, con l’occasione sono stati da noi definiti altri punti storicamente controversi a riguardo della numerazione automatica dei canali di caratura nazionale, sulla base di orientamenti di giurisprudenza dottrinale e giudiziale (per esempio sui generi di programmazione) che abbiamo fornito alla clientela nell’ambito del consueto service di assistenza”, ha concluso l’avv. Cionini.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

Merito di una strategia globale e della mania per l’analisi dei dati

Si è molto parlato in queste settimane dell’inaspettato successo della serie Squid Game, un survival game nel quale i giocatori, confinati in una location misteriosa, si contendono il premio finale di 38 milioni di dollari e dove chi perde è condannato a perdere anche la vita. Quello che neppure gli analisti si aspettavano era, però, l’effetto di rilancio per tutti gli elementi che contano: +4,4 milioni di abbonati (contro un’aspettativa di 3,8) e 7.48 miliardi di ricavi sul quarter. Eppure gli indizi c’erano tutti: come da consuetudine Netflix aveva pubblicamente celebrato il successo della serie con il consueto indicatore, 111 milioni di spettatori raggiunti in meno di quattro settimane. A titolo di paragone, il record precedente era detenuto da Brigerton con 82 milioni di spettatori nei primi 28 giorni.

Out of Los Angeles

Un documento riservato di Netflix, reso pubblico il 17 ottobre 2021 da Bloomberg, ci permette di approfondire alcuni importanti indicatori sui quali l’OTT valuta le proprie produzioni e di fare qualche considerazione su una strategia dei contenuti non Los-Angeles-centrica.

Squid Game

Sarebbe facile liquidare Squid Game come una sorta di colpo di fortuna dell’OTT, un successo una tantum dovuto all’eccentricità della sceneggiatura che ha trasformato il titolo in un classico fenomeno virale. Ma sarebbe un errore. Si tratta, piuttosto, del frutto di una strategia impostata da anni, quella di investire seriamente anche nei contenuti di flavour e lingua straniera dal punto di vista statunitense.

Netflix.kr

Nella sola Corea del sud Netflix ha speso più di un miliardo di dollari nella produzione di numerosi titoli, ottenendo inizialmente risultati modesti. Ma il successo di Squid Game ha segnato una decisa svolta, portando oltretutto nuovi abbonati che a stanno divenendo spettatori anche delle serie precedenti. Squid Game è il primo serial coreano a sfondare su scala internazionale, tanto che al 19 ottobre risulta essere la seconda serie più vista in una nazione storicamente piuttosto chiusa ai contenuti esteri quale la Francia.

Globalizzazione

Importante infatti osservare come la serie sia disponibile a livello globale e non solo nel mercato coreano (o asiatico). Netflix è infatti passata da anni dal classico modello uno-a-molti (produzioni pensate e realizzate a Los Angeles per una distribuzione globale) ad un modello molti-a-molti (produzioni distribuite in tutto il pianeta, tradotte e rese disponibili ovunque); un fenomeno che avrà oltretutto anche importanti ricadute culturali.

Lato domanda

Lato spettatori, come rilevabile dal grafico, quasi il 46% della domanda di contenuti originali (serie) viene tuttora soddisfatta da Netflix, con i principali competitor Amazon e Disney+ distanti secondi con rispettivamente il 12.1% e l’8.4%. L’importanza strategica di questi investimenti globali non va sottovalutata: se Disney, Amazon, Apple TV+ e gli altri OTT stanno guadagnando terreno negli USA, questi sono ancora indietro anni luce rispetto a Netflix quando si parla di mercati locali.

Esperienza sul terreno

Non si tratta di disponibilità di capitale, ma di esperienza sul terreno: ci sono infatti voluti molti anni perché Netflix riuscisse a sfondare ad esempio in America Latina, risultato ottenuto con il giusto pricing, la giusta strategia di comunicazione e, appunto, i giusti contenuti (nel caso specifico, la serie Breaking Bed).

Squid Game: metrics

Veniamo dunque ai dati di Squid Game rivelati da Bloomberg. Come detto il numero ufficiale parla di 111 milioni di viewers. Questi sono definiti in modo simile ai famosi contatti su cui si misurano le emittenti radiofoniche italiane; in questo caso viene considerato spettatore chi segue per almeno due minuti una puntata qualunque della serie. A titolo di paragone, nel caso dei contatti radiofonici, TER definisce ascoltatore chi segue un’emittente per almeno 15 minuti non consecutivi.

Spettatori veri

Ed ecco i dati sorprendenti di Squid Game: l’89% del pubblico ha seguito la serie per almeno 75 minuti, dunque per almeno due puntate (la durata media delle prime quattro è di 57 minuti). Il 66% degli spettatori (87 milioni, dato aggiornato al 15 ottobre) ha completato la serie (9 episodi) nelle prime quattro settimane in cui il titolo è stato disponibile (indicatore detto completion rate).

Oltre un miliardo di ore viste

Il numero cumulato di ore viste (uno strano indicatore di cui Netflix tiene traccia) è pari a 1,3 miliardi; per tutti questi dati NL non ha potuto effettuare il consueto reality check (controllo incrociato dei dati) in quanto la metodologia di calcolo (o forse di rilevazione) non è, per quanto ci risulta, pubblica.

La questione costi

Lato costi ci troviamo di fronte ad un nuovo record: non sono disponibili i valori assoluti, ma Bloomberg afferma che l’intera serie è costata come due soli episodi di The Crown: possiamo concludere dunque che il budget della serie fosse ben il 20% di quello assegnato ad un potenziale blockbuster (quale appunto The Crown), a conferma di quanto importanti siano gli investimenti in contenuti sui titoli non solo stranieri ma anche che – sulla carta – hanno scarso appeal globale.

Scarso appeal?

Ma forse le cose sono più complesse: non possiamo infatti escludere che il famoso sistema di ML di Netflix – di cui abbiamo parlato nel paragrafo shaping the catalog dell’articolo di febbraio – avesse dato qualche segno importante ai decisori, segno che evidentemente la società non ha esitato a utilizzare.

NFLX

I risultati trimestrali hanno dunque dato ragione alla strategia di Reed Hastings. Con queste nuove prospettive globali e la ripresa delle produzioni originali (dopo lo stop dovuto alla pandemia) non pochi si aspettano che la società possa tornare ad essere un Wall Street Darling.

In collaborazione con: newslinet.com

D’accordo a soluzioni per aiutare esclusi

Maurizio Giunco, presidente della Associazione Tv Locali di Confindustria Radiotelevisioni è molto soddisfatto del Bando LCN pubblicato per l’Area Tecnica 18 (Sardegna), ma che costituisce il prototipo di quelli delle restanti Aree tecniche. E dà atto di un cambio di atteggiamento ministeriale.

Regole chiare, comprensibili e logiche

“L’interesse dell’Associazione è che il processo di refarming venga attuato con regole chiare, comprensibili e logiche. Le cui tempistiche debbano essere principalmente tese a non penalizzare le emittenti televisive locali esistenti. I contenuti del bando per l’attribuzione della numerazione automatica vanno in questa direzione”, ha dichiarato il presidente dell’Associazione.

Processo delicato con gravi ritardi e inutile complessità dei bandi e delle procedure di assegnazione della capacità

Secondo la Associazione Tv Locali di Confindustria, “superare le criticità ed i ritardi ascrivibili alla precedente amministrazione non è certo impresa facile”. Si tratta di un processo estremamente delicato e complesso “sul quale incombono i gravi ritardi e l’inutile complessità dei Bandi e della procedura di partecipazione per l’assegnazione della capacità trasmissiva, che costituiscono elementi di problematicità che non facilmente possono essere superati”.

Soro e Ascani interlocutori attenti

“Occorre dare atto – ha spiegato Giunco- che la nomina del nuovo direttore della DGSCERP Avv. Francesco Soro, unitamente all’impegno della sua struttura e all’attenzione dimostrata dal sottosegretario On. Anna Ascani e dal suo gabinetto, ha aperto uno spiraglio di luce.

Nuova amministrazione, nuovo corso

Attualmente siamo di fronte ad un’Amministrazione che ha ben compreso la portata e le criticità del processo che occorre affrontare”.

Rispettare il termine del 15/11/2021 per l’avvio degli spegnimenti

A parere della Associazione Tv Locali di Confindustria, con il superamento di una serie di problematiche, il Ministero si avvia al completamento della transizione nella regione Sardegna previsto per il prossimo 15 novembre.

Bando LCN e sua applicazione banco di prova per tenuta processo a livello nazionale

L’emanazione del bando per l’assegnazione delle numerazioni automatiche e la sua applicazione costituirà un ulteriore banco di prova per la tenuta del processo a livello nazionale, anche perché le maggiori complessità si avvertiranno nelle regioni nelle quali il numero dei partecipanti alle gare sarà notevolmente più ampio.

Come salvare il patrimonio locale che non troverà spazio sul DTT?

E a proposito di questo aspetto, raggiunto da NL, Giunco si è così espresso.
(Newslinet) – Inutile nasconderci dietro ad un dito: in regioni come la Lombardia (oltre 200 domande FSMA) molti saranno esclusi…
(Maurizio Giunco) – Inevitabile.

VII Arco LCN per HBBTV ad accesso diretto

(NL) – Perché non tentare di salvarli con l’HBBTV? Ci sono 18 mln di tv effettivamente connesse in Italia. Si potrebbero sfruttare le numerazioni del VII arco del Piano LCN Agcom, destinate ai fornitori di servizi di media in ambito locale (che altrimenti rimarrebbero inutilizzate) con lo scopo dichiarato di diffondere “servizi di media audiovisivi che impiegano formati evoluti o innovativi”.

Coi ritagli di capacità trasmissiva inutilizzata dei mux areali si salverebbero le locali

Con un ridottissimo consumo di banda (a tal fine tornerebbero utili gli inevitabili residui di capacità trasmissiva di ogni area tecnica), si potrebbero assegnare autorizzazioni FSMA associando un LCN di tale arco per consentire l’accesso diretto ai contenuti con lo standard HBBTV (l’utente che attraverso una smart tv clicca, per esempio, il canale 617, accede direttamente al canale via IP, senza nemmeno accorgersene).
(MG) – Assolutamente d’accordo. Anzi, l’Associazione Tv Locali di Confindustria Radiotelevisioni si era già fatta portatrice dell’impiego della HBBTV proprio su sollecitazione di Newslinet. Purtroppo, al tempo, l’idea non aveva trovato condivisione. Ora, però, tempi e interlocutori sono cambiati.

Test per il dopo DTT

NL – Oltretutto questa soluzione sarebbe un interessante terreno di prova per la nuova era televisiva che, sappiamo tutti, non è certo il DTT.
MG – Esatto. Anzi, raccolgo volentieri questa proposta e la porterò in evidenza. Salvare il patrimonio televisivo italiano locale meritevole, in generale, è una priorità.

In collaborazione con: newslinet.com

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