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Primi due rilasci del nuovo Trimestre Mobile disponibili dal 21/09/2021

Per fornire una visione aggiornata dell’andamento della radio, la società Tavolo Editori Radio che cura l’indagine TER, ha deciso di aumentare il numero di rilasci disponibili al mercato relativi alle metriche Giorno Medio e AQH (06:00-00:00) del totale mezzo producendo speciali elaborazioni sui dati raccolti in corso di rilevazione. I primi dati disponibili dal 21/09/2021.

Fotografia positiva elaborazioni dell’ascolto radiofonico con progressivo ritorno alla normalità

“La fotografia che emerge dalle nuove elaborazioni dei dati relativi al trimestre mobile mostra con chiarezza la spinta del ritorno alla normalità, che ha visto una particolare accelerazione negli ultimi mesi e che continua a crescere. In un contesto molto dinamico e di profonde trasformazioni, durante il quale si stanno sviluppando nuove consuetudini, la radio rimane un riferimento solido nelle abitudini di consumo e fruizione”, osserva il Presidente di TER Federico Silvestri.

Nuovi strumenti per analisi più approfondite

Che aggiunge: “Il Consiglio di Amministrazione di TER ha voluto con forza e determinazione dare una prima risposta al mercato fornendo un nuovo strumento di monitoraggio ed analisi che consentirà di avere a disposizione una fotografia ancora più profonda e puntuale degli andamenti delle audience”.

Rilasci elaborazioni Trimestre Mobile domani

I primi due rilasci del nuovo Trimestre Mobile saranno disponibili da martedì 21/09/2021 e saranno consultabili sul sito web di TER.
In particolare, le elaborazioni fanno riferimento a due periodi compresi tra il secondo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2021: il primo periodo va dal 27/04/2021 al 05/07/2021 (Trimestre mobile 5‐7) con 29.326 casi ed il secondo periodo va dal 18/05/2021 al 26/07/2021 (Trimestre mobile 6‐8) con 28.425 casi.

Tendenze

I due Trimestri Mobili registrano entrambi un aumento in termini di ascolto sia nel Giorno Medio che nell’AQH rispetto al secondo trimestre 2021, ovvero l’ultimo dato pubblicato.
A fronte infatti di una stima pari a 33.444.000 ascoltatori nel Giorno Medio nel secondo trimestre 2021, il Trimestre Mobile 5‐7 vede un aumento dell’1,5% (33.940.000) che raggiunge il 2,2% (34.167.000) per il Trimestre Mobile 6‐8.

AQH

Analogo discorso vale per la metrica AQH, per la quale nel secondo Trimestre 2021 è stata pubblicata una stima pari a 5.981.000 ascoltatori nel quarto d’ora medio. Il Trimestre Mobile 5-7 vede un aumento del 3,3% (6.180.000) e il Trimestre Mobile 6‐8 registra un incremento pari al 5,7% (6.322.000). Nell’analisi di queste audience si rileva inoltre che i dati riportati dai primi due Trimestri Mobili sono in aumento anche l’uno rispetto all’altro.

In collaborazione con: newslinet.com

Cosa ci possiamo aspettare nelle prossime decisive settimane?

Il termine per la presentazione delle domande per i fornitori di servizi di media audiovisivi locali (FSMA) è scaduto ieri. Ora il Ministero dello Sviluppo Economico dovrà processare i dati delle diverse centinaia di istanze pervenute entro le 24:00 del 21/09/2021 ed inserire i richiedenti (non esclusi) in graduatorie areali. Indi, il dicastero dovrà avviare le procedure pubbliche di negoziazione della banda disponibile sui mux di primo e secondo livello (in quest’ultime si collocano molte delle speranze di sopravvivenza nelle aree congestionate per numero di FSMA) fino all’esaurimento della stessa.

Accaparramento di capacità trasmissiva

Il che, naturalmente, avverrà molto velocemente a seguito delle alzate di mano dei primi posizionati per punteggio, considerato l’incomprensibile vincolo del taglio minimo di 1,5 MB per FSMA (elevato dal Mise dall’iniziale 1 MB fissato da Agcom).

Incoerenza federale e tecnica

Una quantità di banda assolutamente incoerente sia con la necessità di favorire il pluralismo dei fornitori di servizi di media audiovisivi locali (situazione che porterà sicuramente notevole imbarazzo nella Lega, di cui il ministro allo S.E. Giancarlo Giorgetti è vicesegretario, appunto, “federale”), sia con l’evoluzione tecnologica, che consente già ora di veicolare con formati H264 e 265 contenuti di sufficiente qualità anche con quantità di banda inferiore ad un mega e mezzo.

Associazione LCN

Successivamente, il Mise dovrà avviare le procedure per l’associazione agli utilmente collocati (cioè i soggetti che saranno riusciti ad ottenere capacità trasmissiva fino al completamento della stessa) dei logical channel number (LCN).

Le simulazioni degli scenari areali del blocco LCN pregiato

Nodo gordiano, quest’ultimo, considerato che da alcune simulazioni effettuate incrociando per ogni area tecnica gli attuali occupanti LCN del blocco cosiddetto “pregiato” (10/19) con le più recenti graduatorie dei contributi ex DPR 146/2017 (sulla base di requisiti basati in gran parte sui medesimi criteri dei bandi FSMA e delle future procedure per l’abbinamento degli LCN) ci potrebbero essere alcuni clamorosi avvicendamenti.

Avvicendamenti di fornitori di servizi media audiovisivi nel blocco pregiato 10/19

Cioè soggetti che storicamente occupano il blocco 10/19 che potrebbero scorrere su LCN a due cifre del blocco successivo. E FSMA che, viceversa, potrebbero salire, colonizzando in maniera innovativa l’area pregiata della numerazione del telecomando. Di fatto determinando la chiusura di alcuni marchi consolidati da ultraquarantennale presenza nell’etere locale.

Magma

Il tutto, ovviamente, al netto degli inevitabili ricorsi alla giustizia amministrativa, che renderanno magmatica la situazione, con prevedibili continui assestamenti lungo anni. Già a lungo visti nel decennio scorso, tra diritti d’uso, LCN e contributi. Con pesanti ipoteche sul futuro delle imprese televisive locali.

In collaborazione con: newslinet.com

A fronte di comunicazione istituzionale su misure anti Covid

Il ministro Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto che destina ulteriori 20 milioni di euro in favore delle emittenti radiotelevisive locali che si impegnano a trasmettere messaggi di comunicazione istituzionale, con l’obiettivo di informare i cittadini e le imprese sulle misure introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid e rilanciare l’economia del Paese.

Fondo per le emergenze

Per sostenere questa iniziativa, è stato infatti disposto il rifinanziamento del Fondo per le emergenze relative alle emittenti locali, che era stato istituito al Ministero lo scorso anno.

Impegno a trasmettere comunicazione anti Covid

In particolare, il decreto individua i criteri per ripartire le risorse alle emittenti radiotelevisive locali, commerciali e comunitarie, che dovranno impegnarsi a programmare la trasmissione di un numero definito di messaggi di comunicazione istituzionale anti Covid.

Le modalità per le domande

Con un successivo provvedimento ministeriale saranno, invece, rese note le modalità di presentazione delle domande e pubblicati gli elenchi delle emittenti radiotelevisive locali, già individuate dall’articolo 195 D.L. 34/2020.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

Il nodo della successione DAB+/FM

La successione DAB+/FM è uno dei temi più controversi dello schema di decreto legislativo che novellerà il superato TUSMAR (D. Lgs. 177/2005), il cui esame si concluderà da parte delle commissioni parlamentari domani.

L’analisi dei contributi

Ci avviamo alla conclusione dell’analisi di alcuni dei contributi esposti dagli stakeholder in occasione dell’incontro del 09/09/2021 al Ministero dello sviluppo economico sul futuro della radiofonia, attraverso prospettive di adeguamento normativo del comparto nell’ambito dell’approvazione del decreto legislativo in attuazione della direttiva (UE) 2018/1808, che novellerà il datato (16 anni) TUSMAR (Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici Digitali). Il testo è all’esame parlamentare da parte delle relative commissioni, che concluderanno l’iter domani (16/09/2021).

La ratio dell’incontro

La riunione, voluta dalla sottosegretaria allo S.E. Anna Ascani, in conseguenza del dibattito mediatico sviluppatasi a fine luglio dopo lo scoop di NL sul contenuto del testo di riforma dell’attuale TUSMAR, si è essenzialmente incentrata sulla ventilata ipotesi di uno switch-off DAB+/FM, sullo sviluppo di quest’ultima piattaforma e sulla attualissima e controversa questione delle interferenze internazionali in modulazione di frequenza. Tuttavia il consesso telematico ha permesso di recepire anche tutta una serie di contributi a riguardo delle novelle normative introdotte nello schema di decreto legislativo.

L’esame di merito

Attraverso i primi due articoli avevamo esposto la posizione di Confindustria Radio Tv ed una iniziale serie dei contributi formulati da Consultmedia, le cui restanti osservazioni inoltrate dalla struttura di competenze a più livelli in ambito radiotelevisivo pubblichiamo tra oggi e domani. Oggi ci concentriamo sull’art. 50 (Gestione dello spettro elettromagnetico e pianificazione delle frequenze per il servizio di radiodiffusione terrestre) del testo.

L’art. 50 e la successione DAB+/FM

Il comma 10 dell’art. 50 dello Schema recita: “L’Autorità adotta il piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche in tecnica analogica, tenendo conto del grado di sviluppo della radiodiffusione sonora in tecnica digitale. Nelle more di una effettiva diffusione della radiodiffusione sonora in tecnica digitale e dello sviluppo del relativo mercato, il Ministero, in coordinamento con l’Autorità, procede ad attività di ricognizione e progressiva razionalizzazione dell’uso delle risorse frequenziali in tecnica analogica in particolare al fine di eliminare o minimizzare situazioni interferenziali con i paesi radio-elettricamente confinanti, ed incoraggiare l’efficiente uso e gestione delle radiofrequenze, tutelando gli investimenti e promuovendo l’innovazione”.

Ambiguità

“La norma non è scevra di ambiguità. Anzitutto, sulla base di quali condizioni si definisce il “grado di sviluppo della radiodiffusione sonora in tecnica digitale”, assumendo, ovviamente, che il comma 10 dell’art. 50 del prossimo TUSMAR sia esclusivamente riferito al DAB+?“, spiega l’avvocato Stefano Cionini, senior partner di Consultmedia, mettendo il dito nella piaga della controversa successione DAB+/FM

I device e la diffusione

“Dalle autoradio installate sulle auto immesse sul mercato ? Oppure dal numero di emittenti attive in DAB+ su un numero congruo di impianti per copertura? Prendere l’uno senza l’altro, condurrebbe a delle errate valutazioni, atteso che al momento solo le emittenti nazionali sono sostanzialmente stabilmente diffuse su una quota superiore all’85% della popolazione italiana”, continua il legale.

2023-2024

“Si dovrà quindi acquisire a riferimento il quadro successivo all’affermazione della radiofonia digitale. Cioè, molto probabilmente, dopo il 2023-2024, quando, quello che l’atto del governo sottoposto a parere delle commissioni parlamentari definisce al comma 10 dell’art. 50 una “effettiva diffusione della radiodiffusione sonora in tecnica digitale” e lo “sviluppo del relativo mercato. Sennonché, in questi, presumibili, due anni, il Ministero , dovrà effettuare una ricognizione ed una progressiva razionalizzazione delle frequenze FM per eliminare o minimizzare le interferenze verso gli stati confinanti”, puntualizza l’interlocutore di Consultmedia.

Frequenze e interferenze

“Prima considerazione: cosa significa procedere ad una razionalizzazione delle frequenze? L’antico documento sull’applicazione dell’art. 1 cc. 4 e 5 della L. 122/1998 definisce “razionalizzazione”, “qualsiasi intervento tecnico finalizzato alla razionalizzazione della rete di diffusione dell’emittente”. In altri termini, un intervento sul numero di impianti componenti la struttura di rete. I cosiddetti impianti ridondanti, quindi. Che poi, realmente abbondanti non lo sono mai, come noto.

Ridondanza

Peraltro, l’ultimo capoverso del c. 10 dell’art. 50 precisa che il Ministero dovrà “incoraggiare l’efficiente uso e gestione delle radiofrequenze, tutelando gli investimenti e promuovendo l’innovazione”. La formulazione sembra ridondante. Tuttavia, siccome una norma non può essere ripetitiva nella sua formulazione, è evidente che l’incoraggiamento all’uso efficiente delle radiofrequenze non può essere la ripetizione del precedente comando a procedere alla razionalizzazione. Tanto più che esso si accompagna alla garanzia di una tutela degli investimenti ed alla promozione dell’innovazione. Pare quindi quanto mai opportuna una precisazione o una riformulazione”, conclude Cionini.

In collaborazione con: newslinet.com

Dati molto positivi, migliori anche del 2019. Ecco cosa si aspetta il player in futuro

Mediaset: nel 1° semestre 2021 crescono in modo sostenuto i ricavi pubblicitari (in Italia la raccolta è in aumento per il quarto trimestre consecutivo) e migliorano sensibilmente risultato operativo e utile netto, mentre diminuisce l’indebitamento e cresce la generazione di cassa. Anche durante i due mesi estivi di luglio e agosto, la raccolta pubblicitaria del Gruppo si è mantenuta positiva rispetto allo stesso periodo sia del 2020 che del 2019.

Stima per 3° trimestre allineata a dati 1° semestre 2021

Sulla base della visibilità attuale, l’andamento positivo della raccolta pubblicitaria su TV, radio e digital in Italia “dovrebbe confermarsi anche a livello complessivo di terzo trimestre, con un dato progressivo dei primi nove mesi superiore a quello del 2020 e del 2019. Sotto il profilo editoriale, nel corso della stagione autunnale Mediaset punta a rafforzare ulteriormente sia la propria offerta televisiva che quella in streaming attraverso il potenziamento dei contenuti sportivi (Champions League) della piattaforma Mediaset Infinity”.

Le variabili

L’aspettativa del gruppo è che anche nei prossimi mesi la ripresa economica in atto dovrebbe sostenere l’andamento del mercato pubblicitario e in particolare quello del segmento televisivo. Con una precisazione: “Tale scenario potrà essere meglio valutato nel corso delle prossime settimane, monitorando l’evoluzione dell’emergenza sanitaria, attualmente ancora condizionata dalla diffusione di alcune varianti del virus, ma lentamente avviata verso una progressiva normalizzazione in virtù del continuo avanzamento delle campagne vaccinali”.

Analisi di merito del 1° semestre 2021

Il Consiglio di Amministrazione di Mediaset ha approvato all’unanimità la Relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2021.
“Pur in un contesto ancora condizionato dall’emergenza pandemica sia in Italia sia in Spagna, il Gruppo Mediaset ha chiuso il primo semestre 2021 con un significativo incremento dei propri risultati, non solo rispetto al pari periodo 2020 ma anche in confronto al primo semestre 2019 non ancora colpito dagli effetti Covid”, spiega una nota del gruppo.

Ricavi pubblicitari

“Crescono in modo sostenuto i ricavi pubblicitari (in Italia la raccolta è in aumento per il quarto trimestre consecutivo) e migliorano sensibilmente risultato operativo e utile netto, mentre diminuisce l’indebitamento e cresce la generazione di cassa.
Da segnalare anche l’efficace controllo dei costi di gestione: l’andamento è in leggera crescita sul primo semestre 2020 – congelato dal primo lock-down – ma decisamente inferiore rispetto a quelli del pari periodo 2019″, continua il comunicato sui risultati del 1° semestre 2021.

I principali risultati economico-finanziari del 1° semestro 2021

I ricavi netti consolidati ammontano a 1.387,2 milioni di euro rispetto ai 1.166,4 milioni dello stesso periodo del 2020. In Italia, i ricavi si attestano a 963,7 milioni di euro a fronte dei 791,3 milioni del primo semestre precedente. In Spagna sono stati registrati ricavi per 423,6 milioni di euro rispetto ai 375,1 milioni dello stesso periodo del 2020.

Costi operativi complessivi

I costi operativi complessivi (costi del personale, altri costi operativi, ammortamenti e svalutazioni) si attestano a 1.188,5 milioni di euro rispetto ai 1.134,7 milioni del primo semestre 2020. In Spagna sono stati pari a 319,8 milioni di euro rispetto ai 286,2 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente per via dell’acquisizione dei diritti del Campionato Europeo di Calcio Euro 2020. In Italia si sono attestati a 869,1 milioni di euro, in leggero aumento rispetto agli 848,9 milioni del primo semestre 2020 bloccato dal lockdown, ma in netta diminuzione rispetto ai 962,9 milioni dei costi dello stesso periodo 2019.

EBIT del 1° semestre 2021

L’Ebit di Gruppo è positivo per 198,7 milioni di euro – a fronte dei 31,7 milioni dello stesso periodo 2020 – in crescita anche rispetto ai 191,6 milioni del 2019. L’Ebit in Italia è stato pari a 94,6 milioni di euro, migliore non solo rispetto alla perdita operativa del primo semestre 2020 (-57,6 milioni di euro) ma anche del dato 2019, positivo per 39,3 milioni. In Spagna l’Ebit ha raggiunto 103,8 milioni di euro rispetto agli 88,9 milioni del pari periodo 2020.

Risultato netto

Il risultato netto di Gruppo è positivo per 226,7 milioni di euro rispetto alla perdita di -18,9 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente. Si segnala che l’utile netto consolidato è migliore anche rispetto a quello del primo semestre 2019 (102,7 milioni di euro). Il dato 2021 comprende due elementi straordinari: la plusvalenza generata nel secondo trimestre 2021 dalla partecipata al 40% EI Towers (attraverso la cessione di Towertel) e i dividendi frutto della partecipazione in ProsiebenSat1. Ma anche escludendo queste due ultime componenti il risultato netto 2021 si conferma superiore a quello 2019.

L’indebitamento finanziario netto consolidato nel 1° semestre 2021

L’indebitamento finanziario netto consolidato al 30 giugno è calato a 731,7 milioni di euro rispetto al dato di inizio periodo (1.064,4 milioni di euro). Escludendo le passività rilevate a partire dal 2019 ai sensi dell’IFRS 16 e gli investimenti oggetto della partecipazione in ProsiebenSat.1, l’indebitamento finanziario netto consolidato è pari a 222,0 milioni di euro rispetto ai 473,6 milioni del 31 dicembre 2020.

Free cash flow

La generazione di cassa caratteristica (free cash flow) è cresciuta a 274,7 milioni di euro rispetto ai 212,1 milioni dei primi sei mesi 2020. Nel periodo sono stati sostenuti investimenti per 103,9 milioni di euro connessi all’incremento della quota in ProsiebenSat.1 e incassati 133,9 milioni da dividendi EITowers, oltre a 20,4 milioni frutto della chiusura di strumenti finanziari a copertura di investimenti partecipativi.

In collaborazione con: newslinet.com

6 in meno di quello tv e 14 in più di quello dei podcast. Ma spende di più

La ricerca Westwood One 2021 Audioscape ha fotografato un trend ormai evidente in tutto il mondo e su cui abbiamo più volte posto l’accento: l’aumento dell’età media dell’ascoltatore radiofonico. Che negli USA ha raggiunto i 48 anni: meno dei 54 del telespettatore, ma anche di 14 anni superiore alla età del fruitore di podcast. La Radio è quindi sempre più un medium da adulti. Poco male, anzi.

Età e spesa

Secondo recenti studi di Confindustria, in Italia, gli over 65 si caratterizzano per un consumo pro-capite medio annuo più elevato, 15,7mila euro (contro i 12,5 per gli under 35). Tale fascia ha un reddito medio più alto, 20mila euro (a fronte di 16mila degli under 35); una maggiore ricchezza reale pro-capite, 232mila euro (vs 110mila); una solidità finanziaria superiore, con un over 65 su 10 indebitato (a fronte di quasi 1 su 3 tra gli under 40).

65enni vs 35enni 2:1

E ancora, gli over 65 hanno un’incidenza della povertà inferiore della metà rispetto agli under 35 (13% vs 30%); una resilienza al ciclo economico in quanto il reddito medio annuo degli over 65, tra le diverse fasce d’età, è l’unico ad avere superato i livelli pre-crisi.

Valenza del podcasting

Tuttavia, se il target adulto è commercialmente interessante per una maggiore capacità di spesa, non va trascurata la valenza dell’utenza dei podcast, soprattutto se integrata nell’offerta commerciale radiofonica.

Chi sono gli ascoltatori di podcast?

Secondo la citata rilevazione Westwood One 2021 Audioscape, il pubblico del podcast è giovane (ma non giovanissimo), impiegato, istruito e di alto livello. A 34 anni, l’età media del pubblico dei podcast è di 14 anni più giovane del pubblico della radio via etere e molto più giovane del pubblico delle reti televisive.

Target

Il profilo del pubblico del podcast, secondo Westwood, “è eccezionalmente attraente. Gli ascoltatori di podcast sono di alto livello e istruiti. Il 53% delle persone 18+ che hanno ascoltato un podcast audio negli ultimi 30 giorni è impiegato in un’occupazione da colletto bianco. Il 39% detiene posizioni dirigenziali e il 55% ha un reddito familiare di oltre $ 75.000, rendendo questo gruppo un pubblico che gli inserzionisti vogliono raggiungere”.

Non Broadcasting vs Podcasting, ma Radio + Podcast

Insomma, semmai ce ne fosse bisogno, si tratta dell’ennesima conferma della fortissima sinergia editoriale e commerciale esistente tra Broadcasting e Podcasting. Una integrazione su cui gli editori radiofonici italiani hanno però, almeno finora, mostrato poca consapevolezza.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

Anche se nessun editore si fa illusioni sul futuro della diffusione analogica

Si è tenuto, come annunciato, l’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico sul futuro della radiofonia, attraverso prospettive di adeguamento normativo del comparto nell’ambito dell’approvazione del decreto legislativo in attuazione della direttiva (UE) 2018/1808, che novellerà il datato (16 anni) TUSMAR (Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici Digitali).

Ascani apre le porte ai radiofonici

La riunione, voluta dalla sottosegretaria allo S.E. Anna Ascani, in conseguenza del dibattito mediatico sviluppatasi a fine luglio dopo lo scoop di NL sul contenuto del testo di riforma dell’attuale TUSMAR, si è essenzialmente incentrata sulla ventilata ipotesi di uno switch-off della FM a favore del DAB+, sullo sviluppo di quest’ultima piattaforma e sulla attualissima e controversa questione delle interferenze internazionali in modulazione di frequenza.

Tutti concordi sulla necessità di evitare switch-off FM/DAB+

Tutti i presenti hanno sostanzialmente convenuto sulla necessità di evitare avvicendamenti tra analogico e digitale destabilizzanti, pur nella consapevolezza che le emissioni analogiche dovranno essere dismesse, quand’anche per morte naturale (rectius, per progressivo spostamento dell’utenza su altre piattaforme disponibili).

Responsabilità governativa sul futuro della Radio

Secondo Franco Siddi, presidente di Confindustria Radio TV, occorre accompagnare la radiofonia verso uno sviluppo “equilibrato del settore radiofonico” verso il “processo di digitalizzazione“, nel quale “il Governo ha la responsabilità di salvaguardare utenti, patrimonio industriale e creatività, concorrenza e pluralismo, occupazione e investimenti che l’FM oggi assicura”.

FM asse portante

“L’FM rappresenta infatti la struttura portante e irrinunciabile di un sistema, che fattura 650 milioni di ricavi e occupa 3000 dipendenti diretti, in un contesto di mercato fortemente minacciato dall’ingresso degli OTT”, ha osservato Siddi.

Passaggio al digitale graduale

“Il completamento del processo di digitalizzazione che coinvolge imprese editoriali, operatori di rete e cittadini dovrà necessariamente essere graduale per non lasciare indietro nessuno e garantire il pluralismo del sistema nelle sue componenti nazionale e locale. Il DAB è un’infrastruttura centrale per tutto il Paese, le imprese hanno già investito in reti, tecnologie e contenuti, ma è necessaria anche la giusta attenzione a favorire la presenza del mezzo radiofonico su tutte le piattaforme di trasmissione”, ha aggiunto il presidente dell’associazione di categoria.

Modifiche all’art. 42 c. 10 dell’attuale D. Lgs. 177/2005

Nell’ambito della revisione del TUSMAR, CRTV ha peraltro proposto alcune modifiche all’attuale art. 42, comma 10 (su cui abbiamo più volte richiamato l’attenzione su queste pagine), “che assicurino la tutela delle imprese e degli utenti senza impedire, ma anzi agevolare, il processo di ammodernamento del settore”.

Il documento di analisi di Consultmedia

“Su invito formulatoci il 7 settembre dalla Segreteria Tecnica della Sottosegretaria di Stato On. Ascani, abbiamo inviato ieri un contributo scritto in merito alle principali tematiche introdotte dallo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva SMAV e sugli interessi inerenti la pianificazione delle attività nel settore radiofonico”, spiega l’avv. Stefano Cionini, senior partner di Consultmedia.

L’art. 24 c. 5 dello schema di D. Lgs.

“In tale occasione – tra le tante cose – abbiamo rimarcato la criticità della formulazione dell’art 24 c. 5 dello schema di Decreto, che dispone che “Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto è istituito presso il Ministero, in coordinamento con l’Autorità, un tavolo tecnico che precede alla regolamentazione dei limiti delle concessioni ed autorizzazioni radiofoniche su frequenze terrestri in tecnica analogica e della relativa copertura”.

Il film già visto col DTT

“Il timore dei 200 editori radiofonici che assistiamo è infatti che tale norma possa rideterminare quanto accaduto in ambito televisivo. Cioè azzeramento dell’esistente e riscrittura del panorama radiofonico italiano (privato). Il tutto attraverso procedure competitive per l’assegnazione delle (poche) frequenze FM coordinate con bandi per la definizione di graduatorie per l’attribuzione delle risorse. Esattamente come quelle a cui entro il 21/09/2021 dovranno concorrere gli attuali editori televisivi locali. Con aspettativa di sopravvivenza nell’ordine del 50%”, continua l’avvocato.

Niente indennizzi per gli spegnimenti delle frequenze FM

“Oltretutto, a differenza di quanto accaduto per i canali televisivi, gli editori radiofonici non beneficerebbero di alcun indennizzo a fronte delle dismissioni di impianti FM eserciti quantomeno dal 1990. E ciò in quanto, all’evidenza, solo successivamente all’assegnazione dei diritti d’uso per l’esercizio di frequenze FM coordinate sarebbe possibile prevedere la dismissione a fronte di indennizzi. Si tratta quindi di uno scenario da scongiurare a tutti i costi, prevedendo che qualsiasi pianificazione FM debba basarsi su assegnazioni prioritarie a tutti gli attuali esercenti per evitare qualsiasi soluzione di continuità”, conclude Cionini.

Le altre criticità

Altre considerazioni sul futuro della radiofonia sono state formulate da Consultmedia a riguardo del c. 1 dell’art. 27 (Trasferimenti di rami d’azienda e diritti d’uso), del c. 10 dell’art. 50 (Gestione dello spettro elettromagnetico e pianificazione delle frequenze per il servizio di radiodiffusione terrestre) e del c. 3 dell’art. 71. Su tali temi torneremo nei prossimi giorni con un approfondimento sulla base del documento depositato da Consultmedia.

In collaborazione con: newslinet.com

Giù ricevitori FM e autoradio. Su Tv e IP. Debuttano gli smart speaker

Il TER (Tavolo Editori Radio) ha pubblicato i dati dettagliati delle rilevazioni d’ascolto relative al 1° semestre 2021 (cd Volumi 1° semestre 2021). Come sempre la nostra attenzione si colloca sulla distribuzione sui device d’ascolto, in considerazione del rapido mutamento delle abitudini degli utenti. Area d’analisi dove tutti i trend precedenti sono confermati.

Giù ricevitori stand alone ed autoradio

Assumendo a riferimento i dati del 1° semestre 2019 (tot. Radio 34.802.000), si nota come siano diminuiti nel 2021 (totale 33.216.000) gli ascolti attraverso apparecchio radio (ricevitore stand alone), scesi da 10.982.000 a 10.439.000, insieme alla fruizione con autoradio, da 25.148.000 a 22.066.000.

Su la TV…

Exploit invece per l’ascolto della Radio attraverso la TV, salito da 3.990.000 (con video, cd. visual radio) + 1.182.000 (solo audio) del 2019 a 4.179.000 + 1.232.000 del 2021.

… e gli smartphone

Bene lo streaming con l’ascolto via smartphone cresciuto da 2.823.000 a 3.348.000 e quello con PC/tablet da 1.102.000 a 1.182.000.

Smart speaker

Diminuisce il generico altro, che scende da 144.000 a 49.000, probabilmente a seguito dello splittaggio del 2021 nella categoria smart speaker. Quest’ultima, relativamente al 2021, segna infatti ben 815.000 fruizioni.

In collaborazione con: newslinet.com

Guardare a quanto successo a carta stampata, anticipatrice di avvicendamenti e trend

Alla fine degli anni ’90, quando gli analisti avvertivano gli editori della carta stampata, in particolare dei grandi quotidiani, che il tornado delle news online si stava per abbattere su di loro, ricevevano in risposta dei cordiali “ma va! Siamo qui dal 1500 e ci rimarremo ancora a lungo”.

La botta…

Come è andata è storia: un po’ come per chi aveva soprannominato il Titanic l’inaffondabile. E’ vero che le principali fonti informative online sono ancora riconducibili alle storiche testate della carta stampata; tuttavia, per riprendersi dal crollo dei primi anni 2000, gli editori online ci hanno messo oltre dieci anni.

… e la risposta

E, beninteso, tra morti e feriti, non ci sono ancora riusciti del tutto, perché coloro che sono disposti a pagare per acquisire news via web (l’equivalente dell’acquisto della copia fisica) sono decisamente pochi e quindi il sistema è sostanzialmente ancorato sugli introiti pubblicitari (oltre che sui contributi pubblici).

Off line

Per la Radio sta accadendo più o meno la stessa cosa. Gli editori sono stati da tempo messi in guardia sul fatto che il loro pubblico sta velocemente invecchiando e le abitudini di ascolto (metodi di fruizione, soprattutto) stanno altrettando rapidamente cambiando. Il target giovanile è oggettivamente disinteressato e numericamente irrilevante, essendo in gran parte ormai appannaggio dello streaming on demand.

Utenza grigia

Speranze vengono dalla progressione anagrafica, coi giovani che, crescendo, divengono fruitori della radio in auto (non ovviamente per la musica in sé, quanto per il tappeto di info, viabilità ed intrattenimento).

One click

Per il pubblico più adulto il baluardo radiofonico è ancora costituito dalla garanzia di semplicità di fruizione dell’autoradio. Il famoso one click: clicco un tasto e sono dentro. Una tendenza sperimentata in tv col passaggio al digitale e l’adozione del logical channel numbering (LCN).

Te le comando io

Tanto che, per semplificare la vita all’utenza meno avvezza alla tecnologia, gli OTT dello streaming video on demand come Prime, Netflix, Disney, Rakuten, hanno stretto accordi coi produttori tv per allocare sui telecomandi tasti per l’accesso diretto alle piattaforme. One click, per l’appunto.

Il problema tecnico…

Tornando alla Radio, nelle case la situazione è più complicata: i ricevitori FM sono sotto la soglia del 30%, con una progressione di diminuzione molto veloce. E quindi, per ascoltare la Radio, occorre disporre di altro strumento: la tv o i device connessi alla rete (pc, smartphone – che nell’outdoor ha preso il posto delle radioline da spiaggia – tablet, smart speaker, ecc.).

Progressione di click

Nel primo caso, l’one click è agevole per fruire della radio attraverso la tv; un po’ meno per alcuni dei device IP. Anche se la tendenza è ormai verso la semplificazione, mediata dalla progressiva familiarizzazione con i device connessi anche da parte di un pubblico tecnologicamente meno predisposto.

… e quello contenutistico

Il problema è che un pubblico adulto, sempre meno vincolato all’one click, comincerà a guardare oltre la Radio, magari attingendo a contenuti on demand, come i podcast. Un po’ come accaduto agli over 50, che, dopo aver acquisito dimistichezza con le piattaforme come Netflix & C, hanno iniziato a fruire della tv non in funzione della piattaforma, ma dei contenuti.

Pensionati

Anche in questo caso può soccorrere l’esempio della carta stampata. Negli USA ci sono riviste (stampate) che resistono saldamente nelle vendite fisiche. I nomi della top five delle vendite sono emblematici: Aarp The Magazine (la rivista bimestrale dei pensionati pubblicata dalla relativa associazione), con 36,5 mln di lettori; Better Homes and Gardens (periodico dedicato a case e giardini). Ma anche Good Housekeeping (consigli per casa e famiglia) e National Geograpich e Reader’s Digest. Tutto il resto della carta è letteramente crollato, con uno spostamento massiccio verso l’online.

Decluttering

Cosa insegna ciò? Che i top player della radiofonia devono iniziare a ragionare come OTT, stringendo accordi con l’automotive per formule one click e di decluttering, velocemente perfezionando i contenuti e concentrandoli sul target in via di mutazione. Espungendo gli elementi estranei (al target), da destinare alle piattaforme on demand attraverso soluzioni verticali.

In collaborazione con: newslinet.com

Reality check sulla rete TIM e la posizioni degli altri operatori

Nel primo articolo di questa serie abbiamo analizzato prestazioni e problemi dell’offerta DAZN relativa alla Serie A diffusa in streaming unicast. Ma sulla rete TIM è anche attivo il servizio multicast che – come abbiamo scritto – dovrebbe permettere di risolvere molti dei problemi fin’ora rilevati. Di cosa si tratta e quali sono state le reali prestazioni sul campo?

Unicast vs Multicast

Cominciamo con definire i termini della questione: uno schema viene in nostro aiuto. A sinistra il caso dell’Unicast, dove ogni client dispone di un flusso dati dedicato in partenza dal server di trasmissione. Come vedremo, DAZN sta utilizzando flussi da circa 6.5 Mbps: una partita seguita da 300.000 telespettatori genererà dunque traffico pari a 300.000 x 6.5 = 1.950.000 Mpbs (1950 Gigabit al secondo). Nel caso del Multicast (a destra) fin tanto che nella rete ci sono router abilitati il flusso resta invece singolo, andando a moltiplicarsi solo negli ultimi rami dell’albero.

Una differenza sostanziale

Dunque se la rete è totalmente multicast fino a casa dell’utente, i nostri 300.000 telespettatori genereranno globalmente un traffico di solo 6.5 Mbps, un uso di banda pari allo 0,00033% rispetto al caso precedente. In generale, il traffico in rete è indipendente dal numero dei fruitori di ciascun programma live.

IGMP

Per fruire del servizio multicast, i client (nel nostro caso, le singole app DAZN caricate sulla smart tv, sui telefoni o collegate al TIMVISION Box) devono preventivamente aderire al gruppo multicast specifico, inviando un apposito messaggio al router più vicino. Allo scopo viene utilizzato un protocollo detto IGMP, Internet Group Management Protocol. IGMP prevede anche al coordinamento dei router della rete, inviando i differenti contenuti (canali, per usare una terminologia analogica) in ciascun branch del network solo laddove esiste qualche client registrato e in ascolto.

PIM

È inoltre attivo il protocollo PIM, Protocol Indipendent Multicast. Suo obiettivo la creazione dei percorsi ottimizzati per i vari flussi ed evitare inutili “loop”.

Modem abilitati

Appare dunque chiaro come tutti i dispositivi di rete, incluso il router utente, debbano essere in grado di gestire questi sofisticati protocolli.

ABR

L’Antitrust ha anche suggerito l’uso di multicast ABR, Adaptive Bitrate Streaming. Si tratta di un sistema in grado di inviare contemporaneamente flussi di dati a bitrate differenti, delegando al client la scelta di quello più adatto alle proprie condizioni di ricezione.
Si può prevedere ad esempio un flusso in definizione standard (termine vintage con il quale ci si riferisce alla risoluzione delle tv a tubo catodico), un altro a 720p (la scelta attuale di DAZN), un altro HD e così via.

Latenza

Lato utente si dovrebbe riscontrare una riduzione della latenza, il tempo che intercorre tra l’emissione di un certo frame e la sua visualizzazione sullo schermo. Si parla di un dato potenzialmente migliore di quello del satellite, pari a circa 5 secondi. Ma come vedremo siamo per ora lontani dall’obiettivo.

NanoCDN

Ultimo componente del puzzle, l’utilizzo della cosiddetta nanoCDN. Si tratta di una tecnologia nata esplicitamente per rendere la diffusione live via streaming comparabile in robustezza e performance a quella broadcasting tradizionale. In questa modalità un normale flusso viene avvolto (wrapped) in involucri multicast che verranno scartati (unwrapped) solo a casa dell’utente finale, ritrasformandoli in uno o più flussi digeribili dalle ignare app (che si aspettano un normale flusso streaming).

Open System? Not yet

Ancora una volta questo tipo di implementazione necessita di apparati gestiti dalla rete (nel nostro caso il TIMVISION Box) , dove sia presente l’agente nanoCDN: certamente una funzione per ora non implementata sui tradizionali router.

Servizio multicast – Primo week-end di campionato

Abbiamo visto nell’articolo precedente come DAZN abbia affermato di aver risolto in pochi minuti i problemi riscontrati all’avvio della partita Inter-Genoa. Ma l’attivazione del servizio multicast – come pensiamo sia evidente dalla descrizione che abbiamo fatto – è molto complessa ed ha apparentemente causato uteriori problemi, come facilmente rilevabile dai numerosissimi post su digital-forum.

Inter vs Genoa

Ecco dunque la sequenza esatta degli eventi relativi a Inter-Genoa (come rilevati da un utente che ha sniffato per noi il traffico di rete).
La trasmissione è iniziata in multicast sul server di Roma (il più vicino alla mia abitazione), poi commutato su Milano, poi commutato su unicast di Tim e poi su unicast Cloudflare di Dazn. Il multicast è stato a quel punto disattivato perché dall’indirizzo 239.200.0.0 non figuravano più i flussi DAZN. Più tardi la partita è ripresa su CDN multicast ma ogni tanto ci sono state ulteriori commutazioni. Per le partite successive non ci sono stati grossi problemi ed il multicast ha funzionato praticamente sempre (un paio di volte forse è tornato in unicast per la partita della Juventus).

Servizio multicast – Situazione ad oggi

Analizzata la prima settimana passiamo alla situazione del secondo week-end, senz’altro più significativo per giudicare la qualità del servizio.

Quattro livelli qualitativi

Tutte le partite sono state pubblicizzate sul gruppo multicast 239.200.0.0 tramite stringhe descrittive quali la seguente, dove possiamo vedere in azione l’ABR con quattro livelli qualitativi differenti (in neretto):

Nextcom - Milano - Comunicazione, Media, Marketing, Pubblicità, Campagne Pubblicitarie - News

Bit Rate e qualità immagine

Il miglior bitrate utilizzato per il servizio multicast è dunque quello deludente dell’unicast: 6499968 bps per un’immagine in 720p a 50 fps: lontani dall’alta definizione. Altri bit rate disponibili: 4,4 Mbps, 3 Mbps e 1,5 Mbps.

Ritardo

Migliore la situazione riguardo il famoso effetto “Ma… hanno segnato?”: Il ritardo misurato nella visione delle immagini varia da 12 a 24 secondi circa, un buon passo avanti rispetto ai circa 30 secondi dell’unicast.

Clienti non-TIM

Abbiamo visto come multicast sia stato abilitato solo su rete TIM. Cosa impedisce alle altre telco di attivare il medesimo servizio? Nella delibera AGCOM si legge come WindTre e gli altri operatori abbiano dichiarato che per attivare il servizio sulla propria rete sarebbe necessaria “la disponibilità di TIM ad abilitare la funzionalità di multicast sulla propria rete di accesso, in particolare per i servizi VULA FTTC erogati attraverso le offerte Wholesale di TIM”.

Dove sta il problema?

Dunque senza TIM operatori anche molto importanti come Vodafone non possono far nulla: sarà davvero così? Il fatto che venga citata l’offerta wholesale dovrebbe significare che gli operatori alternativi non dispongano di dorsali indipendenti. Necessario dunque appoggiarsi a TIM “per la realizzazione delle offerte retail (al dettaglio) a banda ultralarga basate su fibra (FTTC o FTTH).”

Servizio multicast e rete “unica”

La questione si intreccia ancora una volta con l’annosa vicenda della rete unica su cui recentemente ci ha aggiornato il Sole 24 ore, associandosi peraltro alla tesi vagamente socialisteggiante che un’unica rete (ovvero: zero concorrenza) sia un bene per tutti.

Follow the money

Ma forse c’è dell’altro. Primo punto: WindTre ha chiesto all’Autorità “un intervento nel breve periodo finalizzato alla partecipazione di DAZN ai piani di sviluppo e agli investimenti per adeguare la sua rete alle esigenze di servizio di DAZN”. Chiara la questione: mentre per la distribuzione via sat Sky doveva necessariamente farsi carico di tutti gli investimenti in infrastruttura, col modello OTT DAZN incassa gli abbonamenti ma lascia alle telco l’onere degli investimenti.

Tra i due litiganti il terzo vede male

Questo braccio di ferro su chi deve investire è dunque probabilmente la causa ultima della pessima immagine a 720p servita agli abbonati paganti.

La questione 5G

Secondo punto: ancora nella delibera si legge come secondo gli OAO “DAZN non ha ancora fornito alcuna informazione sulle modalità con le quali intende veicolare il traffico sulle reti degli operatori alternativi”. Sbaglieremo, ma non riusciamo a far stare insieme questa frase con quella relativa all’offerta Wholesale. A meno che si riferisca non alla distribuzione via fibra, ma quella via wireless (il 5G broadcast di cui abbiamo parlato ad agosto 2020).

Conclusioni

Ad oggi, due settembre 2021, non abbiamo notizia di sviluppi riguardo le discussioni tra operatori e AGCOM, nonostante nel comunicato del 25 agosto si parlasse di un’ulteriore riunione fissata per lunedì 30. Per parte nostra terremo comunque monitorata la situazione e torneremo a parlarne se e quando ci saranno novità significative.

In collaborazione con: newslinet.com

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